Platone: Lettera VII

La Lettera VII, insieme alla Lettera VIII, è oggi considerata dalla stragrande maggioranza degli studiosi l’unica delle tredici lettere di Platone ragionevolmente attribuibile al filosofo ateniese. In essa Platone narra le principali fasi della sua formazione filosofica e politica, soffermandosi in particolare sul fallimento dei tre tentativi fatti a Siracusa per cercare di riformare la … Leggi tutto

Radici culturali dell’Occidente, “miracolo greco” e metafisica nel pensiero di René Guénon

René Guénon

di Paolo Scroccaro

«Diorama Letterario», n. 151, settembre 1991

Il primo libro di Guénon, Introduzione generale allo studio delle dottrine indù; viene pubblicato nel 1921. I primi capitoli propongono una particolare lettura del mondo greco antico, secondo una prospettiva che intende colpire alcuni pregiudizi interpretativi ampiamente diffusi nell’età moderna. Innanzi tutto, viene messa in discussione la pretesa superiorità della civiltà greco-romana, pretesa fondata sulla ignoranza di altre forme di civiltà, spesso più antiche di quella in questione. Guénon sottopone a critica le vedute unilaterali degli storiografi occidentali, «intellettualmente incapaci di superare i limiti del Mediterraneo»1, i quali hanno elaborato la tesi fantasiosa e inconsistente del cosiddetto “miracolo greco”, tesi che, con sfumature diverse, è stata riproposta anche in tempi più recenti, ottenendo un successo inversamente proporzionale ai meriti.
Si può comprendere il senso della acredine guénoniana, ove si tenga presente lo scopo del testo citato all’inizio: si tratta di presentare le dottrine indù nella loro portata eminentemente metafisica, portata che solitamente viene attribuita alla filosofia greca e negata all’Induismo (e ad altre correnti spirituali orientali), cui si riconosce volentieri una dimensione più che altro religiosa e mitologica, dando a questi termini un significato prevalentemente negativo, che fa pensare al non speculativo. Guénon, nel prendere le difese dell’Induismo contro i detrattori di vario genere, non si limita a porre il problema della pluralità delle civiltà antiche contro l’etnocentrismo occidentale, abituato ad esaltare la Grecia quale culla del mondo moderno: ben di più, intende evidenziare le lacune del mondo greco-romano proprio da un punto di vista metafisico. Questi due aspetti della polemica guénoniana vanno accuratamente distinti, perché si occupano di questioni diverse e non si implicano necessariamente, anche se vi è, ovviamente, qualche punto di contatto.

Occorre precisare che l’impostazione riduttivistica delle storiografie moderne più accreditate è un frutto tipico della mentalità moderna, come tale non attribuibile ai Greci. Una parziale conferma di ciò viene dallo stesso Guénon, il quale scrive che «i Greci hanno adottato quasi tutto dagli Orientali, almeno dal punto di vista intellettuale, ed essi stessi lo hanno ammesso abbastanza sovente» (Introduzione generale allo studio delle dottrine indù, pag. 29). A pag. 43 dell’opera citata, egli si riferisce al noto passo del Timeo platonico, là dove il sacerdote egizio così si rivolge al pur saggio Solone:

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Martinismo e Pitagorismo, di Francesco Brunelli

Pitagorici celebrano il sorgere del sole di Fëdor Bronnikov, 1869

Ci porremo subito la domanda se esistono rapporti tra pitagorismo e martinismo, se esistono cioè dei legami o delle identità tra la corrente che vede come iniziatore Pitagora ed il Martinismo nella sua più vasta accezione.

A leggere Papus appaiono come suol dirsi «cose grosse». Leggiamolo insieme (Initiation Agosto 1898): «… La Provvidenza ha voluto opporre una corrente cristiana alla corrente pagana e di origine pitagorica che ha centralizzato una parte delle opere di diffusione iniziatica. Dalla sua creazione il Martinismo è stato l’oggetto di attacchi appassionati da parte dei vari cleri e soprattutto del clero romano, che si figura essere il solo rappresentante di Dio nell’umanità. Così si accusarono i Martinisti di essere dei ministri dell’inferno, dei maghi neri ed altre baie del medesimo genere, che non impedirono affatto i progressi rapidissimi dell’Ordine. È allora che, in un campo tutto opposto, nacque un nuovo genere di calunnie. Gli ignari settari del Grande Oriente di Francia… si accorsero che oltre al Rito scozzese che essi avevano quasi completamente annichilito, esisteva in Francia un Ordine di illuminati che metteva il nome di Cristo in testa a tutti i suoi atti ufficiali e che osava trattare i suoi avversari con educazione… Così ecco il Martinismo accusato di essere anticristiano dagli ignari del clero e di essere una creazione dei Gesuiti dagli ignari del Grande Oriente (di Francia)».

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