“Il saggio sa senza camminare, vede senza guardare, compie senza agire.”
— Lao Tzu, Tao Te Ching, XLVII
C’è un simbolo che attraversa tutte le Tradizioni del mondo con una coerenza che non può essere casuale, un simbolo così fondamentale da essere presente prima ancora che qualsiasi Tradizione specifica lo elaborasse consapevolmente: la croce. Non la croce cristiana del martirio — quella è una delle sue forme storiche, per quanto centrale nella Tradizione occidentale — ma la croce come struttura della realtà, come simbolo dell’incontro tra la dimensione verticale e quella orizzontale dell’esistenza, come immagine del punto in cui il Cielo e la Terra si toccano. René Guénon ha dedicato a questo simbolo la sua opera metafisica più compiuta — Il Simbolismo della Croce — e in essa ha mostrato come il simbolo della croce contenga in sé, in forma compatta e inesauribile, l’intera struttura della realtà e l’intera struttura del cammino verso la Reintegrazione. È l’articolo conclusivo di questo percorso: non perché esaurisca il tema — nessun articolo potrebbe — ma perché il simbolo della croce è, tra tutti i simboli della Tradizione, quello che descrive con maggiore precisione lo stato a cui il percorso mira.
La struttura della croce è geometricamente semplice: due assi che si incrociano perpendicolarmente. L’asse verticale connette il Cielo e la Terra — il Principio e la manifestazione, il trascendente e l’immanente, il non-condizionato e il condizionato. L’asse orizzontale si dispiega nel piano della manifestazione — il tempo, lo spazio, la molteplicità degli esseri e degli eventi. Il punto di intersezione — il centro della croce — è il luogo in cui le due dimensioni si incontrano: non si mescolano, non si confondono, ma si toccano. È il punto sacro per eccellenza, l’Axis Mundi — il Centro del Mondo che abbiamo analizzato nell’ottavo articolo di questo percorso — ridescritto ora nella sua struttura interna. Ciò che Guénon aggiunge rispetto alla descrizione di Eliade è la precisione metafisica: il centro della croce non è semplicemente un luogo sacro tra altri luoghi sacri. È il simbolo del Principio stesso in quanto si manifesta nel piano della manifestazione — il punto in cui l’Assoluto tocca il relativo senza diventare relativo, in cui l’Eterno tocca il temporale senza diventare temporale.
Guénon mostra come questo simbolo si ritrovi identico — o riconoscibilmente corrispondente — in tutte le grandi Tradizioni. Il djed egiziano, la colonna vertebrale di Osiride, il pilastro che connette il Cielo e la Terra. Il svastika indù — la croce con i bracci piegati a indicare il movimento rotatorio attorno al centro immobile, simbolo del cosmo che si muove attorno al Principio. La croce di Sant’Andrea, la croce greca, la croce latina, la croce ansata egizia (ankh) con il suo cerchio in cima che indica l’eternità. Il caduceo di Mercurio — il bastone centrale (l’asse verticale) con i due serpenti che si avvolgono attorno a esso (le forze della manifestazione che si dispiegano lungo l’asse del Principio). Tutte queste forme esprimono la stessa struttura: un asse verticale, un asse orizzontale, un centro che li unisce. Non perché le diverse culture si siano copiate a vicenda — in molti casi non si sono mai incontrate — ma perché questa struttura è la struttura della realtà, e ogni Tradizione che arriva a una comprensione autentica della realtà la riconosce e la esprime.
Il contributo specifico di Guénon — quello che rende Il Simbolismo della Croce un’opera indispensabile e non solo un catalogo di paralleli simbolici — è la sua dimostrazione che il simbolo della croce non descrive solo la struttura del cosmo: descrive la struttura dell’essere umano e la struttura del cammino iniziatico. L’asse verticale della croce è la dimensione verticale dell’essere umano — il suo rapporto con il Principio, la sua capacità di elevarsi verso il trascendente, la sua facoltà intellettuale nel senso che abbiamo analizzato nel decimo articolo di questo percorso. L’asse orizzontale è la dimensione orizzontale dell’essere umano — il suo dispiegarsi nel tempo e nello spazio, le sue relazioni con gli altri esseri, la sua presenza nella storia. L’essere umano ordinario vive prevalentemente sull’asse orizzontale: è trascinato dal tempo, determinato dalle circostanze, reattivo agli stimoli dell’asse orizzontale senza accesso consapevole a quello verticale. L’iniziato lavora per recuperare l’asse verticale — per costruire, soglia dopo soglia, un rapporto consapevole con il Principio che non sia annullato dalla pressione dell’asse orizzontale.
Il punto di intersezione — il centro della croce — è dunque sia il luogo in cui il cosmo si organizza che il luogo in cui l’essere umano si realizza. Non si tratta di due cose diverse: si tratta della stessa struttura a due livelli di descrizione. Il microcosmo riflette il macrocosmo — come in alto così in basso — e il centro dell’essere umano corrisponde al centro del cosmo. Quando l’iniziato trova il proprio centro interiore — il punto fisso da cui è possibile operare senza essere trascinati dall’asse orizzontale senza perdere il contatto con l’asse verticale — sta realizzando nel proprio essere la struttura che la croce descrive cosmologicamente. Non sta diventando qualcosa di nuovo: sta diventando ciò che era già nella propria natura originaria, prima che la caduta oscurasse questa struttura e rendesse l’asse verticale inaccessibile. La Reintegrazione, in questo senso, non è acquisizione di qualcosa di estraneo: è recupero di ciò che appartiene all’essere umano per natura, ciò che la condizione di caduta aveva reso invisibile.
Questa comprensione illumina qualcosa di importante sulla struttura del percorso iniziatico nel suo insieme — e in particolare sulla differenza tra le soglie inferiori e quelle superiori. Le soglie I-IV sono essenzialmente un lavoro sull’asse orizzontale: purificazione del carattere, disciplina delle passioni, rettificazione delle relazioni con gli altri esseri. Sono lavori necessari, indispensabili — ma operano prevalentemente nel piano della manifestazione. A partire dalla Quinta Soglia, e in modo sempre più evidente nelle successive, il lavoro si sposta: non si tratta più solo di purificare l’asse orizzontale, ma di recuperare consapevolmente l’asse verticale. La preghiera interiore, la contemplazione, l’operatività rituale nelle sue forme superiori — tutte queste pratiche operano sull’asse verticale, costruendo il rapporto diretto con il Principio che la caduta aveva interrotto. E la Nona Soglia — la Nascita dell’Uomo Nuovo, la Reintegrazione — è il momento in cui i due assi si incontrano pienamente nel centro: l’iniziato non vive più né solo sull’asse orizzontale né solo sull’asse verticale, ma al loro punto di intersezione. Opera nel mondo (asse orizzontale) con piena consapevolezza del Principio (asse verticale): non nonostante la manifestazione ma attraverso di essa, non al di là del tempo ma nel tempo con la presenza dell’eterno.
C’è un aspetto del simbolismo della croce che Guénon analizza con particolare profondità e che merita di essere sottolineato come elemento conclusivo di questo percorso: il rapporto tra il centro immobile e il movimento alla periferia. La ruota — uno dei simboli cosmici più universali, presente dall’India all’Europa celtica — è strutturata attorno a un mozzo centrale da cui si irradiano i raggi verso il cerchio esterno. Il cerchio esterno gira: è il simbolo del movimento cosmico, del ciclo delle manifestazioni, del tempo. I raggi si muovono con il cerchio: sono i simboli delle differenti vie, delle differenti Tradizioni, delle differenti esistenze individuali che si dispiegano nella manifestazione. Il mozzo centrale — come Lao Tzu aveva compreso nel capitolo undicesimo del Tao Te Ching — è il vuoto intorno a cui tutto ruota: è ciò che rende possibile il movimento della ruota senza partecipare al movimento. L’iniziato che ha trovato il proprio centro è il mozzo: è nel mondo, è parte della manifestazione, opera nell’asse orizzontale — ma da un punto che non è trascinato dalla rotazione. Guénon chiama questo punto il polo — il punto immobile del cosmo che corrisponde al centro immobile dell’essere realizzato. Non è un punto di astrazione dal mondo: è un punto di presenza totale nel mondo, a partire da una stabilità che il mondo non può disturbare.
Questa immagine — l’essere umano reintegrato come mozzo immobile della ruota cosmica — è la descrizione più precisa che la Tradizione abbia elaborato di ciò che il Martinismo chiama Superiore Incognito nel senso più pieno del termine. Non il titolo iniziatico, non la posizione nella gerarchia dell’Ordine: lo stato dell’essere. Il Superiore Incognito è incognito non perché si nasconda — opera nel mondo pienamente, agisce, si relaziona, fa le cose ordinarie della vita ordinaria. È incognito perché il suo centro non è visibile dall’esterno: è interiore, immobile, non identificabile con nessuna delle sue manifestazioni esteriori. Come il mozzo della ruota non si identifica con nessuno dei raggi pur essendone il punto di origine: così il Superiore Incognito non si identifica con nessuno dei ruoli, delle relazioni, delle circostanze in cui la sua vita si dispiega, pur essendo pienamente presente in ciascuno di essi.
Arriviamo così al termine di questo percorso attraverso la Tradizione Primordiale — un percorso che ha attraversato dodici articoli, dodici autori, dodici angolazioni diverse di una stessa realtà. Da Leibniz a Guénon, da Huxley a Schuon, da Evola a Eliade, da Lao Tzu a Zhuangzi: voci diverse, linguaggi diversi, epoche diverse, culture diverse — che indicano tutte nella stessa direzione. Non perché si siano messe d’accordo: perché quella direzione esiste davvero, indipendentemente da chi la indica. Il simbolo della croce è l’ultimo punto di questo percorso non perché concluda qualcosa — il cammino non conclude — ma perché descrive lo stato verso cui il cammino tende: l’essere umano che ha trovato il proprio centro, che opera nel mondo dall’interno di quel centro, che porta nel piano orizzontale della vita ordinaria la luce dell’asse verticale che il Principio non smette mai di irradiare. Questo è ciò che la Tradizione ha sempre chiamato — con nomi diversi, in lingue diverse, in epoche diverse — Reintegrazione. Non un ideale lontano: una possibilità reale, accessibile a chi compie il lavoro necessario, nella vita concreta di ciascuno, nel tempo e nel luogo in cui ci si trova.
Bibliografia e testi consigliati
René Guénon — Il Simbolismo della Croce
Il testo fondamentale di questo percorso conclusivo — e uno dei capolavori assoluti di Guénon. La dimostrazione sistematica che il simbolo della croce contiene in sé l’intera struttura della realtà e dell’essere umano, con la precisione di un matematico e la profondità di un metafisico. Da leggere lentamente, più volte, a distanza di anni — ogni rilettura rivela qualcosa che la precedente non aveva ancora visto.
René Guénon — Il Re del Mondo
Il testo in cui Guénon analizza il simbolismo del Centro del Mondo e della figura del polo — il punto immobile del cosmo — nelle sue dimensioni cosmologiche e iniziatiche più profonde. Breve ma densissimo: il complemento naturale de Il Simbolismo della Croce per chi voglia approfondire la metafisica del punto fisso.
René Guénon — L’Uomo e il suo Divenire secondo il Vedanta
Il testo in cui Guénon analizza la struttura dell’essere umano secondo la Tradizione vedantica — i diversi livelli dell’essere (fisico, vitale, mentale, spirituale) e il processo attraverso cui si realizza la connessione con il Principio. Fondamentale per comprendere la struttura dell’asse verticale dell’essere umano nella sua dimensione più dettagliata.
René Guénon — Gli Stati Molteplici dell’Essere
L’opera metafisica più sistematica di Guénon — quella in cui elabora la propria cosmologia dei livelli dell’essere con la maggiore completezza. Difficile ma insostituibile per chi voglia comprendere cosa significhi per Guénon la Reintegrazione come recupero di tutti gli stati dell’essere, e non solo come miglioramento morale o esperienza mistica puntuale.
Lao Tzu — Tao Te Ching
Il testo taoista con cui questo percorso si chiude — il libro del Principio e della sua via. Il capitolo undicesimo sull’utilità del vuoto, il quarantasettesimo sul saggio che sa senza camminare, il sedicesimo sul ritorno alla radice: tre finestre sul centro immobile che la croce di Guénon descrive in termini metafisici e il Tao Te Ching esprime in termini poetici. Due linguaggi diversi per la stessa verità.
Louis-Claude de Saint-Martin — Il Ministero dello Spirito-Uomo
Il testo conclusivo della via martinista — quello in cui Saint-Martin descrive lo stato dell’essere umano reintegrato come ministro del Verbo nel mondo: non un esecutore di ordini, ma un canale consapevole attraverso cui il Principio opera nel piano della manifestazione. La formulazione martinista di ciò che il simbolismo della croce descrive geometricamente e il taoismo descrive poeticamente.