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La storia dell'Ordine Martinista Antico e Tradizionale

 

L’ORDINE MARTINISTA ANTICO E TRADIZIONALE – OMAT –

 

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Durante gli anni 1960, sull'onda unionistica proveniente dalla Francia, i due principali rami del martinismo italiano - l'Ordine Martinista detto "di Venezia" di derivazione saint-martinista e papusiana (linea Gastone Ventura ["Aldebaran", 1906-1981]) e l'Ordine Martinista degli Eletti Cohen di derivazione martinezista e legata a Robert Ambelain (1907-1997) (linea Francesco Brunelli ["Nebo", 1927-1982]) - si unificano nel 1962 dando luogo a un unico organismo.

Contrariamente a quanto avvenuto in Francia - un unico Ordine Martinista, ma diviso in una parte propriamente martinista e "cardiaca" (con i gradi di Associato, Iniziato, Superiore incognito e Superiore Incognito Iniziatore) presieduta da Philippe Encausse (1906-1984), e in una parte più propriamente martinezista "teurgica", fino al grado di Reaux-Croix e con Gran Commendatore Robert Ambelain -, in Italia si verifica una situazione insolita: l'ordine è formalmente unico, ma sono attivi solo i quattro gradi propriamente martinisti in comunione con quelli francesi di Philippe Encausse; alla Gran Maestranza perviene Gastone Ventura e Francesco Brunelli ne diventa il vicario.

Considerando però che Brunelli continua ad agire verso alcuni membri come Gran Maestro degli Eletti Cohen, dando loro una ritualità separata e marcatamente operativa, e che inoltre è pure a capo di un Rito massonico di Memphis-Misraim in contrasto con quello di Ventura e della Chiesa Gnostica Italiana, i contrasti con Ventura aumentano con il passare del tempo fino al 1971, quando avviene la rottura definitiva.

In seguito a questi avvenimenti Francesco Brunelli costituisce dapprima una Comunità di Liberi Iniziatori, quindi - rinunciando a ripristinare l'Ordine Martinista degli Eletti Cohen in tutti i suoi gradi - dà vita a un nuovo Ordine chiamato inizialmente Ordine Martinista di Lingua Italica e - dal 13 settembre 1974 - definitivamente "Ordine Martinista Antico e Tradizionale", con l'intenzione chiara di rifarsi alla sola tradizione che vede nel martinismo primitivo e in Jacques Martinez de Pasqually (1727-1774) i punti di riferimento.

Il "sacramentario segreto" e gli altri libri interni preparati per l'Ordine da Brunelli hanno un tono inequivocabilmente martinezista: comprendono consacrazioni per l'acqua, il sale, la cenere e il fuoco, esorcismi per i quattro elementi, orazioni degli elementali (ondine, silfidi, salamandre e gnomi), formule di sacralizzazione degli strumenti (l'alba, il cordone, i sandali, la tovaglia, il pugnale e la spada, l'inchiostro - da usare per disegnare il pentacolo e scrivere il sacramentario -, l'incenso), riti "di catena" e individuali.

Prescrizioni minuziose riguardano l'abbigliamento, la dieta, i digiuni, i luoghi e i tempi delle operazioni magiche. È prevista l'evocazione di geni e spiriti, desunti da Martinez e da altre fonti. Brunelli si trovava peraltro al centro di un complesso intreccio di organizzazioni esoteriche, alcune delle quali più orientate all'alchimia interna - non va dimenticato l'influsso del gruppo Kvmris di Bruxelles (una branca del papusiano Gruppo Indipendente di Studi Esoterici divenuta autonoma) e della tradizione italica di Giuliano Kremmerz (Ciro Formisano, 1861-1930), pervenutagli attraverso Luigi Petriccione ("Caliel", 1928-1995), e a una ritualità martinezista non disgiunta dallo studio di Louis-Claude de Saint-Martin (1743-1803).

Nell'Ordine di Brunelli, primo Gran Maestro è eletto "Aloysius" (Luigi Furlotti, 1909-1972), che regge l'Ordine fino alla sua morte, il 29 aprile 1972. Gli succede nel settembre 1972 "Nebo" (Francesco Brunelli), che fino al 1982, anno della sua scomparsa - insieme al suo infaticabile Gran Segretario "Ioram" (Mario Bottazzi, †1993) - ristruttura l'Ordine. È definito il corpus dei Quaderni con la docetica e la pratica rituale per ogni grado; si redige una piccola rivista interna - La tradizione esoterica (che dura fino al decesso di Bottazzi) - e si danno alle stampe traduzioni di opere francesi sul martinismo.

Dopo Brunelli, è eletto "Libertus" (Renato Comin), che regge l'Ordine fino alle sue dimissioni, nel 1984. Il Collegio dei Superiori Incogniti Iniziatori si riunisce allora a Roma - il 2 dicembre 1984 - per l'elezione del sostituto. Al momento della votazione alcuni dei presenti, che vogliono porre temporaneamente in sonno l'Ordine, escono dalla sede non partecipando così all'elezione. Uno di questi, "Johannes Carolus" (Giancarlo Seri), con alcuni dei dissidenti, aprirà nel 1990 l'Ordine Martinista Iniziatico.

Dalla votazione risulta eletto con quindici voti su diciassette "Giovanni" (Fabrizio Mariani, dall'aprile 1985 "Giovanni Aniel"). Con la nuova maestranza comincia il periodo del "dopo Brunelli", con la ricerca di una nuova identità più strettamente martinista, fissandone i punti in una Magna Charta ed eliminando le pratiche di stampo kremmerziano introdotte a suo tempo da Brunelli sotto l'influenza di Petriccione. Si stabilisce definitivamente la Gran Maestranza "a vita" e, in questa fase di revisionismo, il Gran Maestro ipotizza la piena eguaglianza docetica-iniziatica-amministativa della donna (una novità nella storia del martinismo italiano, dove la donna poteva accedere solo fino al grado di Superiore Incognito).

 

Su quest'ultimo punto, Mariani si trova in minoranza e nel Convegno di Segni (Roma), nell'aprile del 1992, presenta le sue irrevocabili dimissioni. In conseguenza di ciò e a termini di statuto, sono indette le nuove elezioni, che si tengono a Roma nello stesso anno e dalle quali risulta eletto l'attuale Gran Maestro "Amorifer" (Mauro Bargellini, nato nel 1939 a Livorno). Alle elezioni non partecipano alcuni membri fedeli al precedente Gran Maestro, che ha nel frattempo ritirato le sue irrevocabili dimissioni. Tale gruppo costituirà in seguito l'Ordine Martinista Universale.

Con il nuovo Gran Maestro è dato nuovo impulso al processo di analisi dell'Ordine e delle sue fonti; sono rivisti e corretti tutti i Quaderni dei gradi; si procede a selezionare con particolare rigore l'ingresso dei nuovi associati e gli avanzamenti di grado all'interno dell'Ordine. La docetica fa riferimento agli insegnamenti e alle finalità già fissate dai maestri: Martinez de Pasqually, Saint-Martin e Jean-Baptiste Willermoz (1730-1824).

Per andare alle origini di questo insegnamento, inizia una rivisitazione di Platone in quanto ritenuto capofila della tradizione iniziatica mediterranea. La pratica ha notevole importanza e segue l'impostazione martinezista, già data da Brunelli, nei ritmi giornalieri, lunari e solari a seconda dei gradi. Con i nuovi Quaderni, si è dato inoltre ampio spazio anche alla "seconda via" o "via cardiaca" della quale si era sempre parlato, ma di cui mai erano state date tecniche pratiche di sviluppo individuale.

Durante le discussioni sull'operatività, alcuni membri sostengono il ritorno a una ritualità di tipo papusiano, già rifiutata a suo tempo da Brunelli di cui l'Ordine si ritiene l'erede. Nasce così, nel 1995, il già citato Ordine Martinista Ermetico.

Nel 2006 il già citato Gran Maestro “Amorifer” ha nominato un nuovo Gran Maestro Aggiunto Vicario e Gran Cancelliere (“Athanor”, Claudio Carli). Il 28 aprile 2007 la Gran Maestranza dell’Ordine si è recata a Bucarest, in Romania, dove ha costituito la prima loggia dell’OMAT in terra rumena.

Bibliografia.: Francesco Brunelli, Il Martinismo e l'Ordine Martinista, Volumnia, Perugia 1980.

 

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Prima di prendere in esame questo argomento ho riflettuto a lungo. La questione presenta motivi che lasciano perplesso colui che deve decidere, sulla base delle esperienze personali e degli insegnamenti ricevuti, se si debbano o meno affrontare, in via operativa – anche se elementare – forze poco conosciute che possono creare situazioni abnormi e possono indirizzare verso vie che portano alla controiniziazione. Tuttavia, poiché le nostre cerimonie sono rituali e ogni Rito comporta azioni che determinano la creazione di frequenze e poiché un lavoro di catena o di gruppo o di più gruppi contemporaneamente sarebbe opportuno fosse compiuto nei vari gradi, mi sono deciso ad affrontare questo argomento.


Che cosa è un Eggregore?

La parola viene dal greco ed indica un “insieme”, un “gruppo” di persone legate da sentimenti, ideali,usi e costumi comuni. Una famiglia è già un potente Eggregore; un Ordine basato su regole ben determinate, dottrine precise seguite da tutti i suoi componenti, regole, credenze, fedi ecc. è un Eggregore possente.

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Inviato: 7 Mesi, 1 Settimana fa da admin #330
Ciao Claudia,
il messaggio si trova nell'area Comunicazioni di questo forum.
Ecco il link: www.martinismo.eu/forum/26-comunicazioni...-semestrale-del-2012
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SONO PRATICABILI, OGGI,

LA DOTTRINA E GLI INSEGNAMENTI

DI

LOUIS-CLAUDE DE SAINT-MARTIN ?

 

  

            Più volte, dei fratelli, non solo fra gli Associati, li ho sentiti porsi la domanda se il pensiero, ovvero la dottrina con i relativi insegnamenti del Filosofo d’Amboise, e conseguentemente la via da lui tracciata, siano sempre attuali. Questa domanda, che anch’io mi sono posto tanti anni or sono, è da ritenersi più che appropriata, specialmente se si considera l’epoca in cui stiamo vivendo: un’epoca in cui il tempo non ha più tempo, un’epoca in cui tutti rincorrono gli attimi, senza accorgersi che con essi se ne va il proprio esistere.

            C’è tanta voglia di tempo, e nel continuo desiderio di dare un senso alla nostra esistenza, la nostra vita sembra essersi trasformata in una corsa affannosa verso un traguardo che si rivela sempre impossibile da raggiungere e che ci riporta alla mente le parole di Quelet, figlio di Davide, re di Gerusalemme (Quelet 1:14): «Ho meditato su tutto quel che gli uomini fanno per arrivare alla conclusione che tutto il loro affannarsi è inutile. È come se andassero a caccia di vento».

            In questo mondo in cui ha preso il sopravvento la scienza e la tecnologia a seguito del grande sviluppo del pensiero razionale, non siamo più in grado di prendere i giusti provvedimenti che ci riguardano e di riflettere sul passato, sul presente e sul futuro; e via via che i ritmi della vita moderna continuano ad aumentare ci sentiamo sempre più scollegati dai ritmi biologici del pianeta e sempre meno in grado di vivere un rapporto diretto con l’ambiente naturale. Il ritmo del nostro tempo non è più in armonia con il sorgere ed il tramontare del sole, con il flusso e riflusso delle maree, con l’avvicendarsi degli equinozi e dei solstizi, col calendario lunare e con quello solare, insomma è venuto meno il rapporto tra microcosmo e macrocosmo. Tutt’al più il nostro rapporto con la natura e con il mondo che ci circonda si limita all’osservazione del cielo da una finestra prima di uscire di casa, per stabilire se è il caso o meno, di portare con noi un ombrello.

            Oggi, l’impotenza dell’uomo, così come dice il filosofo rumeno, Emile Cioran, è giunta al punto «di dover affrontare una sventura inusitata, e cioè quella di non avere diritto al tempo».

           

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Inviato: 1 Anno, 5 Mesi fa da Priore #60
"Il tempo è denaro", dice un proverbio quindi bisogna darsi da fare affinchè venga sfruttato al massimo! Ma è anche vero che “Il tempo non aspetta tempo” … e potremmo andare avanti per ore a proverbi ma non è questo il punto! La pietra della chiave di volta è la qualità del tempo che dedichiamo al nostro compito che differenzia noi uomini di desiderio, da altri, attraverso quella scintilla, quella luce, quel fuoco, quella vocina interiore che quotidianamente ci spinge a compiere sempre più, proiettandosi nel tempo come obiettivo finale il proprio raggiungimento.

Abbiatemi
Priore A::: I:::
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di Francesco Brunelli

 

Insegnare agli altri è compito così arduo che neppure le università hanno ancora trovato il bandolo della matassa... hanno però coniato una serie di parole atte a confondere le idee dei non addetti ai lavori ed a mostrare che in realtà si fanno molte cose. Noi che siamo fuori dalle università, ma dentro a molte altre cose, cominciamo con l’affermare che la prima regola da seguire è quella di aver chiaro il fine e lo scopo dell’insegnamento. E già a questo primo passo avviene un crollo perché la meta che ci prefiggiamo in realtà è quella di far sì che gli allievi percepiscano che esiste in tutti gli uomini la possibilità di superare la sfera della umanità, operando una mutazione che li renda divini. La frase “ridurre il piombo in oro” non è una chimera, ma non deve esser detta senza sapere ciò che si dice ed in genere si dice e si pensa a qualche cosa di psicologico e si danno chiavi meramente psicologiche cominciando così a creare i primi guai. La psicologia ed il linguaggio psicologico sono una chiave interpretativa, ma attengono alla psiche, servono appunto per una didattica meno astrusa (ma poi serve?) ma è estremamente dannosa se tutto resta e si limita a quel campo. In realtà Jung si è occupato risolutamente di alchimia, ma solo dal punto di vista psicologico, non da quello iniziatico e trasmutatorio, secondo la pura accezione dei termine alchemico. In realtà l’Opera - quella della deificazione intendo - non può assolutamente avvalersi di una didattica né quanto meno dei metodi usati per le discipline profane. Il Martinismo, come del resto tutte le scuole iniziatiche, non è, né deve essere, aperto a tutti. Qualche Iniziatore, equivocando, afferma di non poter negare la Luce a chiunque la chieda. La Luce va concessa nel Martinismo agli uomini di desiderio, ad una categoria di uomini molto rari a trovarsi nella massa, uomini e donne cioè che hanno raggiunto un certo sviluppo interiore, intellettuale e spirituale, che sono in possesso dello strumento mentale atto alla intuizione o quanto meno in grado di svilupparla. 

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