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O.M.A.T. - Ordine  Martinista Antico e Tradizionale
Ordine Martinista Antico e Tradizionale

Introduzione all’Ordine Martinista Antico e Tradizionale

 

Introduzione all’Ordine Martinista Antico e Tradizionale

 

L’ORDINE MARTINISTA ANTICO E TRADIZIONALE – OMAT –

 

Finalità dell’Ordine

Lo scopo dell'Ordine Martinista Antico e Tradizionale è quello di promuovere la formazione dell'Uomo (e della Donna) a 360°. Ciò significa che ricevere l'iniziazione nell'Omat è solo l'inizio di un cammino che accompagnerà l'iniziato in tutta la sua vita e lo porterà fin da subito a confrontarsi con le grandi domande della vita: Da dove vengo? Chi sono? Dove vado?

Queste sono le domande che da sempre hanno mosso la ricerca dei più grandi filosofi dell'antichità e per rispondere alle quali sono nate religioni, filosofie, scuole e correnti di pensiero sia in Occidente che in Oriente.

Oggi, purtroppo, soprattutto in Occidente viviamo in una società che ha perso ogni interesse per la conoscenza dell'Uomo, preferendogli invece il profitto e il denaro fini e sé stessi.

Un Ordine Tradizionale, quale è l'Omat, pur affondando le proprie radici nella Tradizione non può non tenere ben presenti le caratteristiche del mondo moderno nel quale si trova ad operare. Un confronto con quelle che erano le antiche Scuole Misteriche o le Accademie filosofiche classiche, ci restituisce, purtroppo, un quadro avvilente della drammatica situazione in cui versano oggigiorno gli Ordini cosiddetti “iniziatici”, ridotti ad essere poco più che club di amici all'interno dei quali troppo spesso l'unica ricerca che viene compiuta realmente è quella che porta a soddisfare le proprie frustrazioni profane o a perseguire un'illusoria scalata a un ancor più illusorio potere che nella vita profana non si è in grado di conquistare.

Pochi sono, purtroppo, quei templi nei quali alle belle e colte parole segue un altrettanto bello e profondo lavoro su sé stessi, con l'intento di rendere reale quell'iniziazione che l'Ordine ha elargito in forma virtuale.

Sì, perché nessuna iniziazione può avere alcun valore se essa non viene resa reale da un lavoro costante al quale l'iniziato deve sottoporre se stesso: un lavoro concreto che si svolge nella vita di ogni giorno e che non si limita alle poche ore necessarie alla stesura di una tavola, o all'incontro periodico con i Fratelli e le Sorelle.

L'Iter Operativo Martinista

Il mondo dell’occulto è un mondo che attrae e che richiama, che fa tremare di paura, fremere di desiderio... che fa vivere intere vite affascinanti come una splendida sirena non saprebbe mai affascinare un comune mortale.
In verità abbiamo letto da qualche parte che l’uomo corre dietro alla sua anima fatta sirena per vite intere per congiungersi ad essa in un amplesso che è morte per il secolo, ma che è vita sub specie aeternitatis...
Il Martinista e così! L’Ordine traccia una strada, un iter, ma come giustamente annotava il Kremmerz non bisogna scadere nella faciloneria. «Martinez de Pasqually in operazioni di magia fece avere ai suoi discepoli di Bordeaux, delle apparizioni. Quando i discepoli, lontani dal maestro, andarono a tentare e non ebbero risultati si lagnarono aspramente; ed allora il Pasqually scrisse ad essi: “Ma che credete che io sia padrone di mandarveli? Persistete e procurate di riuscire”». Naturalmente è logico e legittimo che la strada al viandante sia tracciata con la massima chiarezza possibile perch’esso non si perda in sentieri differenti (ed apparentemente più fruttiferi) che per contro lo allontanano dalla meta ch’esso si propone. Ed il viandante è il Martinista spesso raffigurato con la nona lama del Taro, l’Eremita che avanza cauto e circospetto poggiandosi sul bastone dai sette nodi, che è in possesso di una luce che dapprima da fermo ha intravisto, da cui successivamente si è lasciato compenetrare, poi avvicinandosi ad essa l’ha fatta sua.

Egli è coperto da un mantello il cui interno è dotato delle stesse proprietà isolanti del mantello di Apollonio che rendono chi lo indossa potente nella volontà trasmutatrice non distratta dalla mondanità e dai condizionamenti del secolo. Questo viandante, l’eremita della nona lama del Taro, è il Superiore Incognito e dal simbolismo or ora evocato si potranno trarre elementi tali che il punto d’arrivo ed il lavoro necessario per conseguirlo appariranno più chiari.

Essere desti, essere svegli è la meta prima fondamentale, la condizione primaria in mancanza della quale nulla può prender vita, nulla può animarsi od essere animato, neppure i riti che muovono energie immense e sconosciute ai più, neppure i riti hanno, in condizioni diverse, efficacia reale, un effetto allucinatorio che può presentarsi alla coscienza ma solo dell’operatore impreparato ad operare. È dal famoso bilancio della propria personalità, del proprio essere, che prende le mosse ogni andare ed è dalla correzione delle cose distorte o carenti o negative che si giunge all’equilibrio perfetto in cui compare l’angelo o il daimon che dir si voglia.

Ed è in questo stato (come condizione d’essere e di coscienza) che si può allora parlare di operatività. Questa è la prima lezione che deve essere incisa nella mente e nel cuore dell’Associato ed allora egli con gli strumenti che l’Iniziatore gli pone in mano potrà con frutto incominciare il suo lavoro ed accingersi ad operare. La meditazione dei 28 giorni, la biografia scritta, l’esame serale, la prima rituaria di catena.

Nessuna critica agli strumenti! Sono tutti validi e quand’essi non si dimostrano tali, non è valido l’Associato. Il suo desiderio non è che desiderio di fuga dalla realtà, non è che desiderio di novità ch’egli spera eccitanti e morbose e che per contro sono alquanto monotone ed affatto stimolanti se non se ne comprendono i perché.

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Dove porta il martinismo?

 

di Francesco Brunelli

 

Vi sono delle accuse che sovente si fanno all'Ordine Martinista e tra queste la principale è che troppo si discute e poco si opera in senso verticale come s'esso fosse una specie di teosofismo o di circolo spiritualista. Vorrei subito dire che per quanto concerne la mia esperienza e la mia conoscenza ultraventennale in questo campo, tale giudizio sommario è piuttosto immeritato. E' vero, diciamolo francamente, che in molti gruppi non viene svolto alcun lavoro, né orizzontale, né verticale intendo, e che molti Martinisti non sanno neppure cosa voglia dire Martinismo. In altri raggruppamenti prevale il devozionalismo verso qualche Maestro passato, vedi per esempio il culto del Maestro Filippo in Francia, in altri il lavoro assume tinte ed aspetti massonici che nulla hanno a che vedere con il nostro Ordine.

Quale dunque dovrebbe essere la tipologia di lavoro di un gruppo se il Martinismo veicola qualche cosa di valido?

E la risposta è semplice:

iniziatica ed operativa, seguendo una didattica che non è quella del mondo profano.

 

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