di Paolo Scroccaro
«Diorama Letterario», n. 151, settembre 1991
Il primo libro di Guénon, Introduzione generale allo studio delle dottrine indù; viene pubblicato nel 1921. I primi capitoli propongono una particolare lettura del mondo greco antico, secondo una prospettiva che intende colpire alcuni pregiudizi interpretativi ampiamente diffusi nell’età moderna. Innanzi tutto, viene messa in discussione la pretesa superiorità della civiltà greco-romana, pretesa fondata sulla ignoranza di altre forme di civiltà, spesso più antiche di quella in questione. Guénon sottopone a critica le vedute unilaterali degli storiografi occidentali, «intellettualmente incapaci di superare i limiti del Mediterraneo»1, i quali hanno elaborato la tesi fantasiosa e inconsistente del cosiddetto “miracolo greco”, tesi che, con sfumature diverse, è stata riproposta anche in tempi più recenti, ottenendo un successo inversamente proporzionale ai meriti.
Si può comprendere il senso della acredine guénoniana, ove si tenga presente lo scopo del testo citato all’inizio: si tratta di presentare le dottrine indù nella loro portata eminentemente metafisica, portata che solitamente viene attribuita alla filosofia greca e negata all’Induismo (e ad altre correnti spirituali orientali), cui si riconosce volentieri una dimensione più che altro religiosa e mitologica, dando a questi termini un significato prevalentemente negativo, che fa pensare al non speculativo. Guénon, nel prendere le difese dell’Induismo contro i detrattori di vario genere, non si limita a porre il problema della pluralità delle civiltà antiche contro l’etnocentrismo occidentale, abituato ad esaltare la Grecia quale culla del mondo moderno: ben di più, intende evidenziare le lacune del mondo greco-romano proprio da un punto di vista metafisico. Questi due aspetti della polemica guénoniana vanno accuratamente distinti, perché si occupano di questioni diverse e non si implicano necessariamente, anche se vi è, ovviamente, qualche punto di contatto.
Occorre precisare che l’impostazione riduttivistica delle storiografie moderne più accreditate è un frutto tipico della mentalità moderna, come tale non attribuibile ai Greci. Una parziale conferma di ciò viene dallo stesso Guénon, il quale scrive che «i Greci hanno adottato quasi tutto dagli Orientali, almeno dal punto di vista intellettuale, ed essi stessi lo hanno ammesso abbastanza sovente» (Introduzione generale allo studio delle dottrine indù, pag. 29). A pag. 43 dell’opera citata, egli si riferisce al noto passo del Timeo platonico, là dove il sacerdote egizio così si rivolge al pur saggio Solone:
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