O.M.A.T.

Introduzione ai quattro Elementi

Introduzione

La base su cui si fonda l’astrologia è l’energia, poiché la vita stessa è energia, e l’oggetto dell’astrologia è la vita dell’uomo. “L’energia” è concettualizzata in forme diverse nei vari settori del sapere, è tuttavia ormai abituale sentir parlare in molti campi di blocchi o armonioso fluire dell’energia, la “libido” di Freud è una concettualizzazione dell’energia, allo stesso modo il concetto junghiano di complesso si riferisce a un blocco dell’energia.

Ogni disciplina crea perciò le proprie formulazioni, funzionali al proprio sapere: l’astrologia, che vede la luce in tempi lontani, descrive l’energia col linguaggio degli “elementi” fondamentali, tale linguaggio è presente in quasi tutte le prime speculazioni filosofiche, religiose o mitologiche prodotte dalle culture del passato.

Gli elementi fondamentali, dalla cui combinazione anticamente nascevano tutte le varie forme dell’“essere”, e che perciò in qualche modo costituivano l’essenza, la sub­stantia, ciò che sta sotto l’apparire delle molteplici manifestazioni dell’“essere”, sono: il fuoco, la terra, l’aria e l’acqua, la mescolanza di tali “sostanze”, assolutamente semplici ed essenziali, rendeva conto del variegato tessuto della realtà quale si offre ai sensi e contemporaneamente della sua segreta semplicità.
Generalmente veniva postulato un principio, una forza primaria dalla quale si originavano forme di energia più specifiche, che prendevano il nome dei quattro elementi. Tale dottrina la ritroviamo sia in Oriente, sia in Occidente con la differenza che in Occidente non viene sempre citato il principio generatore che è tenuto separato e distinto dai quattro elementi. Principi originari sono per esempio il prana, il Qi, l’etere e così via.

Nella filosofia greca la migliore esemplificazione della teoria dei quattro elementi si trova nel pensiero di Empedocle (490-­430 a.C.).

Apro a questo punto una parentesi di ordine storico per dare un’idea sia del significato che i quattro elementi avevano a quel tempo, sia del tipo di problemi a cui tale dottrina rispondeva, poiché è in termini simili che vanno “pensati” gli elementi astrologici, è infatti nel clima culturale di quei tempi che affonda le proprie radici l’astrologia tolemaica che noi conosciamo.

Nella filosofia di Empedocle, alla base del sistema cosmico ci sono i quattro elementi, che chiama “radici”, tali elementi sono le costanti fondamentali, i costituenti essenziali di tutta la realtà osservabile. Ogni singolo “individuo” o “ente” è il risultato della loro mescolanza, la nascita corrisponde alla formazione della mescolanza, la morte allo scioglimento.

L’individualità di ogni composto deriva dalla diversa proporzione in cui gli elementi sono presenti; così ad esempio le ossa sono formate da due parti di acqua, due di terra e quattro di fuoco, il sangue invece è un miscuglio perfetto (1,1,1,1,). Le “radici” empedoclee non sono statiche, ma dinamiche, vere e proprie “sostanze” creatrici.

Sia Platone (428­-347 a.C.) nel Timeo, sia Aristotele (384-­322 a.C.) riprenderanno la teoria dei quattro elementi per spiegare il mondo fenomenico, Aristotele in particolare vi aggiungerà un quinto elemento, l’etere, di natura superiore. Nella classificazione aristotelica la terra è l’elemento freddo e secco tendente verso il basso e deve essere controbilanciata dal suo contrario, il fuoco, che è caldo e secco e tendente verso l’alto.

Tra loro ci sono altri due elementi con funzioni mediatrici: l’acqua, fredda e umida che tende verso il basso, ma meno della terra e l’aria, calda e secca che tende verso l’alto, ma meno del fuoco.
L’esistenza del quinto elemento, l’etere, la quintessenza, è dimostrata da Aristotele da una serie di considerazioni relative al movimento. In poche parole i movimenti naturali dei quattro elementi sono di due tipi, o verso l’alto o verso il basso, hanno perciò in sé qualcosa di imperfetto poiché seguono il cammino della linea retta che è una figura meno perfetta del cerchio. La mescolanza dei quattro elementi e dei loro movimenti rettilinei verso l’alto e verso il basso da luogo ad esseri mutevoli, soggetti a corruzione e morte. L’etere invece è l’elemento costituente i corpi celesti dal perfetto movimento circolare, è perciò incorruttibile, eterno, immutabile e distinto dagli altri.

Ritorna con Aristotele la frattura tra cielo e terra, costituiti da elementi tra loro irriducibili.

Nel II sec. d.C. Galeno, la cui opera immensa comprende numerosissimi scritti su tutte le branche della medicina e su argomenti logici e filosofici, unì in modo sistematico la tradizionale teoria dei 4 elementi all’altrettanto tradizionale teoria medica dei 4 umori, da tale sintesi derivò la sua classificazione dei temperamenti umani. Con Galeno i 4 elementi diventano i costituenti fondamentali del temperamento umano che, secondo lui, condiziona tutta la vita dell’individuo, poiché determina tutta una serie di caratteristiche psicologiche, come chiaramente dice il titolo di una sua opera “Quod animi mores corporis temperamenta sequantur”. Con Galeno perciò gli elementi primari acquistano una precisa valenza psicologica, quale ancora oggi ritroviamo nell’astrologia.

La concettualizzazione degli elementi come “sostanze” creatrici, costituenti fondamentali del mondo fenomenico, ha permeato la nostra cultura, fa parte della nostra eredità culturale, in questo modo è giunta fino a noi, ed oggi, perduto il suo valore esplicativo, continua a vivere nell’inconscio collettivo, il contenitore degli “archetipi” junghiani, principi o immagini universali che caratterizzano tutta la vita psichica individuale e collettiva. Così l’acqua, per esempio, è il simbolo più corrente dell’inconscio, afferma Jung, e in questa veste spesso abita i nostri sogni, le favole, i miti.

Nella sua psicologia Jung riconosce 4 funzioni psicologiche, tra loro irriducibili, ad ognuna di queste corrisponde uno dei 4 elementi: al sentimento l’acqua, alla terra la sensazione, al fuoco l’intuizione, all’aria il pensiero.

Chiusa la parentesi storica, ritorniamo agli elementi dell’astrologia che in qualche modo, prima di comprendere, dobbiamo cercare dentro di noi, abbandonandoci al flusso di pensieri, immagini, sensazioni, ricordi che risvegliano in noi, in breve, dobbiamo “sentire” l’acqua , il fuoco, la terra e l’aria, prima di “pensarli”. Gli elementi dell’astrologia sono questo e in tale modo li troviamo percorrere riti, tradizioni, favole, e miti d’ogni tempo e luogo.

In astrologia i 4 elementi rappresentano ognuno un genere fondamentale di energia che agisce in ciascuno di noi. Tutti e 4 sono presenti in ogni individuo, anche se ognuno di noi è più in sintonia con alcuni tipi di energia piuttosto che altri. E’ la carta di nascita o tema natale che indica quale energia per quell’individuo è più facile esprimere e quale più difficile integrare, l’assenza di un elemento nel tema natale non significa che manchi anche nella persona, ma che tale energia o funzione opera soprattutto a livello inconscio.

I 12 segni zodiacali si dividono in 4 gruppi secondo l’elemento a cui appartengono:

  • FUOCO: ARIETE, LEONE, SAGITTARIO
  • TERRA: TORO, VERGINE, CAPRICORNO
  • ARIA : GEMELLI, BILANCIA, ACQUARIO
  • ACQUA: CANCRO, SCORPIONE, PESCI

questa divisione quaternaria dello zodiaco indica perciò 4 tipi basilari di energia o “sostanza” cosmica.

Tradizionalmente il fuoco e l’aria sono considerati maschili, attivi, ed estroversi, poiché sono un’energia che tende verso l’alto e si espande verso l’esterno, l’acqua e la terra invece sono femminili, ricettivi, passivi e introversi, poiché tendono verso il basso e diffondono o concentrano l’energia verso l’interno.

Segni di Fuoco

Il fuoco è legato al concetto stesso di “energia”, c’è il fuoco misterioso dell’alchimia, il calore primigenio della materia, “il fuoco eternamente vivo” di Eraclito e così via, in ogni caso vi è implicita l’idea di una forza sempre viva e diffusa in ogni dove.

Il fuoco ha due aspetti fondamentali: arde e fa luce, implica cioè una trasformazione, dalle tenebre alla luce, dall’inerzia al movimento. Una trasformazione che infonde energia, dinamizza, rende vivo ciò che tocca: il fuoco è il sole che riscalda e feconda la terra, è la luce dello spirito che illumina la mente e lacera le tenebre dell’ignoranza, è la fiamma dell’amore che brucia nel cuore.

In questo modo e altri simili ritroviamo l’elemento “fuoco” nelle immagini e nelle trame della storia della nostra cultura. Il pericolo col fuoco, come con gli altri elementi, è nell’intensità, nel “troppo”, nell’abbagliare invece di illuminare e perciò rendere ciechi come il buio, nell’incenerire invece di scaldare, nel divampare distruttivo delle passioni; ecco allora comparire il ghigno maligno di Lucifero, il principe delle tenebre nel cui nome tuttavia è racchiusa la luce (Lucifero=lux fero=colui che porta la luce), oppure può apparire Plutone, l’invisibile re dell’Ade (Ais­aidesades=colui che rende invisibili), il dio del mondo sotterraneo contrapposto a Zeus­-Giove, il dio del cielo, e a Helios-­Sole che rende visibile ogni cosa.

Figure e storie diverse incarnano gli opposti e coesistenti aspetti del “fuoco”, infatti oltre il fuoco di Plutone e Lucifero c’è anche il fuoco di Prometeo (colui che conosce in anticipo) che regalò agli uomini il “fuoco” della conoscenza sottratto agli dei, c’è il cuore di fuoco di Gesù, supremo simbolo d’amore, c’è il fuoco di Efesto-­Vulcano, il depositario dei potenti segreti della tecnica di lavorazione dei metalli­, c’è la fiamma del focolare domestico perennemente custodita dalle vergini Vestali… Psicologicamente l’elemento fuoco è associato alla funzione junghiana dell’intuizione, intuire vuol dire capire istintivamente, l’intuizione perciò è una funzione irrazionale, una specie di “illuminazione” o “rivelazione” che si compie all’improvviso, in un tempo brevissimo.

Il “fuoco” dell’astrologia è parte integrante dell’archetipo da cui discendono i miti, le immagini, i simboli di cui abbiamo trattato prima e molti altri ancora che con facilità potete trovare anche voi.

L’Ariete, il Leone, il Sagittario sono segni di fuoco e condividono perciò la stessa “sostanza elementare” di base, tutti e tre hanno bisogno di tingere la vita con i colori che la luce del sole-fuoco rende vividi e brillanti, il grigio dovere quotidiano, l’opaca realtà delle piccole cose di ogni giorno non si trovano sulla tavolozza dei segni di fuoco. Hanno bisogno di esprimere il calore e l’energia di cui sono fatti e perciò sono caldi, espansivi, coraggiosi fino all’incoscienza; alla base c’è un’incrollabile fiducia nel futuro e perciò nella vita, meravigliosa favola popolata da erranti cavalieri senza macchia e senza paura e fragili fanciulle da proteggere.

Negli individui con molti pianeti in segni di fuoco c’è sempre una nobile impresa o un grande ideale da perseguire e realizzare, che come il fuoco arde e risplende nel loro cuore, e che i prosaici e stupidi bisogni e doveri quotidiani ostacolano.

Frustrare e reprimere questa qualità immaginosa che i segni di fuoco conferiscono alla vita, significa spegnere la luce che li anima, diventano allora “piccoli uomini”, poveri Don Chisciotte pronti a combattere grandi battaglie per qualunque banalità.

Segni di Terra

Ogni notte Urano, il cielo, scendeva su Gea, la terra, l’amava e la fecondava. Cielo e terra uniti, nel mito delle origini, generano titani, giganti, esseri mostruosi che Urano, il cielo limpido e trasparente, lucente di stelle la notte e splendente di sole il giorno, rifiuta per la loro bruttezza; e così Gea, la madre ­terra, dopo averli partoriti li doveva nascondere nel buio del suo grembo, nel Tartaro oscuro, dove li nutriva e proteggeva. Qui, al sicuro, i titani diventavano sempre più numerosi e pesanti. In seguito, il peso del suo ventre sempre più insopportabile e l’amore per i figli, belli o brutti che fossero, spinge Gea a chiedere il loro aiuto, e Saturno, il più giovane, cresciuto come i fratelli nel silenzio e nell’oscurità del grembo materno, accoglie il suo invito, e nella notte evira il padre Urano, separando per sempre il cielo dalla terra. Questa premessa perché i miti ci parlano e la “terra” insieme al “cielo” abita i miti e le cosmogonie d’ogni tempo e paese, ascoltiamola.

In questo mito delle origini Urano, il cielo, è il freddo e siderale regno delle forme perfette, il sole e le stelle, rotonde e lucenti sfere perfette sono i suoi abitanti, il cielo non tollera disarmonie, i titani e i giganti con il loro aspetto mostruoso, avviliscono e umiliano il suo potere creativo e fecondante. Gea, la terra, ama Urano, il cielo, ma soprattutto ama i suoi figli, che nasconde, nutre, protegge e non abbandona, anzi li ama a tal punto che arma la mano di uno di loro contro il padre. Nel seguito del racconto, delle lacrime e della disperazione di Gea per la sua irreversibile separazione da Urano, non si fa parola, forse non ci sono state lacrime, perché la terra ama, prima di tutto, i suoi figli.

Infatti è Demetra, l’altro grande simbolo della terra, che piange disperata per la scomparsa dell’adorata figlia Persefone rapita da Plutone per farne la sua sposa. Non c’è rimedio al dolore di Demetra, niente importa che Persefone unendosi a Plutone, il re del mondo sotterraneo, sia diventata lei stessa regina, Demetra, versate tutte le sue lacrime, inaridita, disseccata e spaccata dalla sofferenza, non produce più alcun frutto, né filo d’erba, e abbandona l’umanità intera a un destino di miseria e carestia. Solo la restituzione di Persefone alla madre nei mesi estivi e primaverili farà gioiosamente rifiorire la terra, che però torna desolatamente arida e fredda quando, nei mesi autunnali e invernali, Persefone lasciata la madre, ritorna dal suo sposo.

La terra produce fiori, frutti, alberi, che con sollecitudine nutre e guarda crescere: tutti crescono liberi all’aria aperta e alla luce del sole, ma sono suoi: profonde e resistenti radici affondano dentro di lei, e trattengono, impediscono ai suoi figli di andare lontano. La terra è possessiva e possessivi nei confronti di ciò che hanno e di chi amano sono i segni di terra. In cambio la terra c’è, non è come l’aria che non si lascia prendere, il fuoco che brucia e non si può stringere, l’acqua che scivola via, la terra sicuramente c’è, si tocca, si prende e non scappa, sta ferma, è presente, concreta, ha odori, colori, spessori, superfici ruvide o lisce, che si possono toccare, vedere, sentire, odorare… E i tre segni di terra Toro, Vergine e Capricorno, come la terra, sono sicuri, affidabili, concreti, presenti e sensuali, amano i profumi, le carezze, i sapori… La terra è attenta ai bisogni e al ritmo di crescita di ognuno dei suoi figli che, con infinita e costante pazienza, tutti nutre e protegge, secondo il ritmo e il bisogno di ciascuno. Nel deserto i suoi fiori hanno il colore della sabbia e bisogno di pochissimo, sulla roccia sono argentei come la pietra e difficili da raggiungere, nascosti e mimetizzati, confusi con quanto li circonda, possono crescere sicuri e protetti.

I segni di terra conoscono il ritmo e i tempi della natura, il tempo che occorre per nascere e maturare, i bisogni del corpo, la cura, la pazienza e la fatica che la crescita e lo sviluppo di ogni lavoro o impresa comporta. I segni di terra sanno che ogni cosa va seminata in un buon terreno, curata con amore, attenzione e pazienza ogni giorno che Dio manda in terra, senza interruzioni, con metodo, disciplina e sacrificio, solo così potrà crescere sana, robusta e vigorosa.

Definitivamente divisa dal cielo, difficilmente la terra alza lo sguardo più in alto delle cime dei suoi alberi, ogni mese dell’anno ha i suoi compiti, non c’è spazio per impossibili e fantasiosi voli pindarici, quando è il tempo del raccolto si deve raccogliere, quando è il tempo della semina si deve seminare; la terra non ammette salti e improvvisazioni, non ci sono i lampi e i tuoni del cielo che fanno tanto rumore per nulla, la terra ogni disordine lo paga: può costarle la vita di un figlio.

Allo stesso modo i segni di terra detestano i cambiamenti, gli imprevisti e la casualità della vita che introduce il caos nel tranquillo e sicuro scorrere del tempo, non c’è complessità del mondo materiale che i segni di terra non affrontino con coraggio, basta che si possa vedere, toccare, sentire… non fa forse la stessa cosa, la terra quando riesce nell’impossibile e incredibile impresa di far sbocciare un fiore nella sabbia del deserto o nella pietra della roccia?

Segni di Aria

Immagina la forza e la potenza degli elementi nei loro effetti più distruttivi, l’unica salvezza è scappare via: correre il più lontano possibile dal fuoco che ci brucia e incenerisce, dalla terra che si apre, ci imprigiona e seppellisce, dall’avanzare dell’acqua che ci travolge e sommerge. Di fronte alla loro furia che avanza si può solo fuggire il più lontano possibile, col vento no, è inutile correre via, perché chi è più veloce del vento? Col vento non c’è scampo, è dappertutto, ci fa volare via, col vento vince chi si piega e non si spezza, è più forte il sottile e duttile fusto delle canne dei rigidi e resistenti rami degli alberi. Duttilità, elasticità, adattabilità, questa è una prima e fondamentale caratteristica dei segni d’aria Gemelli, Bilancia, Aquario.

L’aria è dappertutto, in perenne movimento circola e penetra in ogni luogo: separa, crea spazi, “distanze” tra cose e persone, che si riconoscono separate e diverse tra loro, porta con sé il riconoscimento dell’altro da sé e per superare tale “separazione” occorrono mezzi capaci di colmare tale “distanza”, come la parola e il movimento. In questo senso i segni d’aria sono segni di comunicazione, segni in cui il contatto con l’altro non avviene tramite un’intesa empatica di natura emotiva o fisica, forme di comunicazione che non concedono alcuna distanza-­separazione, ma avviene tramite la parola, il linguaggio, che nasce e si sviluppa solo quando l’altro è vissuto e sperimentato come separato da sé. Così è nel bambino che comincia a parlare solo quando incomincia il processo di separazione-­individuazione dalla madre, prima non ce n’è bisogno, madre e bambino fusi e confusi nell’unità simbiotica non ammettono né distanze, né confini tra loro.

L’aria è limpida, trasparente, permette una visione chiara e definita delle cose, non c’è il fumo del fuoco ad annebbiare la vista, né la profondità dell’acqua o lo spessore della terra, attraverso l’aria si vedono le cose come sono. E allora i segni d’aria sono obiettivi, distaccati, poco condizionati nell’esprimere i loro giudizi, dalle passioni ed emozioni del cuore. Il luogo dell’aria è “l’alto”, come “il basso” è il luogo della terra, perciò l’aria è soprattutto in cielo, lontano da tutto ciò che è materia e materiale: è un abitante del regno dello spirito. L’aria è leggera e impalpabile, non si tocca, è astratta: è una cittadina del mondo del pensiero con una spiccata simpatia per le sue forme più astratte, quali ad esempio la logica o l’algebra. E davvero i segni d’aria hanno continuamente bisogno di creare schemi e categorie dove ordinare in modo logico e conseguente i fatti, la ragione dei sentimenti ha poca voce con loro e i problemi della vita non invischiano, ma possibilmente si risolvono come equazioni a tavolino.

E tuttavia l’aria, così estranea ed ignorante della materialità della carne, ci porta gli odori, i profumi, gli aromi, gli olezzi, le puzze, che sono gli stimoli specifici del senso dell’olfatto nel quale affondano le radici più antiche della nostra vita emotiva. Gli odori sono gli stimoli sensoriali con il più alto potere evocativo, sentire all’improvviso il profumo di qualcosa di amato e dimenticato, ci riporta immediatamente a quel “qualcosa” che riemerge nitido e vivido con la stessa concretezza e la stessa intensità emotiva di allora. Ed è l’odore della femmina, prima ancora della vista, che attira il maschio, il profumo del pane appena sfornato che ci fa venire l’acquolina in bocca, il “qui c’è puzza di bruciato” che ci avverte del pericolo, e così via. E tuttavia, gli odori così carichi di materialità ce li porta l’aria eterea e leggera, forse questo intrinseco connubio aria­-odore è un monito per i segni d’aria così spesso distratti e dimentichi degli aspetti materiali ed emotivi della vita.

Segni di Acqua

In quasi tutte le favole c’è un’ampolla di acqua miracolosa o una sorgente d’acqua cristallina che conferisce poteri straordinari a chi la beve, o al contrario ci può essere l’acqua scura del pozzo nero abitato da terrificanti creature o ancora l’acqua torbida del filtro magico che incatena il cuore e la mente, e così via.

L’acqua è mistero nel bene e nel male, così ce la consegnano fiabe e leggende di ogni cultura. E’ proprietà dell’acqua sia la trasparenza limpida e pura dei torrenti di montagna, sia l’opacità fonda e scura degli specchi lacustri. L’acqua lava, purifica, cura, lenisce: è l’acqua del fonte battesimale che ci lava dalla colpa del peccato originale ed apre le porte del paradiso, l’acqua santa che fa scappare il diavolo, l’acqua di Lourdes o del Gange che risana. E’ il primo rimedio che viene in mente quando qualcuno soffre o sta male, non c’è niente come “un bicchiere d’acqua” per sciogliere il nodo in gola, allontanare lo spavento, alleviare il dolore. E’ nell’acqua del grembo materno che cresce la vita, perciò è fatta d’acqua, calda, nutriente ed avvolgente la nostra prima casa.

In questi modi ed infiniti altri, che ognuno di voi può trovare, l’acqua abita nell’immaginario dell’uomo.

“L’acqua non è vuota metafora, ma simbolo vivente dell’oscura psiche… Psicologicamente l’acqua significa spirito divenuto inconscio… Bisogna seguire la via dell’acqua, che va sempre all’ingiù, se si vuole riportare alla luce il tesoro, la – perla ­ preziosa che giace sul fondo”. Così Jung (Gli archetipi dell’inconscio collettivo) che più volte, con l’analisi dei sogni ha messo in luce la natura archetipa degli elementi, in particolare il parallelismo tra l’acqua e l’inconscio e tra lo spirito e il fuoco e l’aria.

L’aria e il fuoco tendono verso l’alto, la terra e l’acqua verso il basso, il luogo della materia, della carne, del peso della vita. L’acqua come l’aria è priva di forma, ma al contrario dell’aria che leggera vola in alto, ha un peso, il peso degli “affetti” e dei sentimenti che affondano le loro radici nella realtà del corpo, del soma, della vita istintuale.

L’acqua è il mondo dei sentimenti, “di ciò che si sente”, e quanti hanno un tema di nascita con forti valori d’acqua “sentono” prima di pensare, vedere, valutare le cose del mondo. Il contatto con la realtà è mediato da piccoli o grandi movimenti di attrazione/repulsione, avvicinamento/allontanamento innescati dal loro inspiegabile “sentire”. E di fatto raramente sbagliano, malgrado il loro modo di conoscere la realtà sia assolutamente soggettivo, come assolutamente intimi e personali sono i sentimenti e le emozioni da cui quella conoscenza scaturisce.

Ma se l’acqua è il simbolo dell’inconscio è attraverso i suoi misteriosi ed ignoti percorsi che i segni d’acqua si accostano al mondo. Il loro universo, come l’inconscio, è popolato da immagini potenti, assurde ed intense paure, inspiegabili emozioni, niente vive in superficie, ogni evento, ogni esperienza ha uno spessore e può celare la “perla preziosa” che si trova sul fondo.

L’acqua non ha forma, la sua forma è quella del contenitore, se non ci sono argini lentamente si espande e a poco a poco ricopre ogni cosa, così è la natura del “sentire” dei segni d’acqua: sassolini gettati nella calma piatta ed immobile di uno specchio d’acqua che increspatura dopo increspatura ne raggiungono i confini. Perciò i tre segni d’acqua: Cancro, Scorpione e Pesci, ad occhi estranei appaiono volubili, lunatici, pronti a cambiare umore senza motivo, invece la ragione c’è, sta nel sotterraneo ed incessante lavorio di emozioni e sentimenti che se non vengono accolti, assorbiti, contenuti da qualcosa, invadono e sommergono completamente “l’io” erompendo all’esterno in imprevedibili sbalzi d’umore ed improvvisi “ritrarsi” dal mondo.

D’altra parte l’acqua è anche il ghiaccio, duro, impenetrabile, scivoloso: “ha due occhi di ghiaccio” si dice per descrivere il gelo di un’anima indurita, sorda e impermeabile ad ogni moto che apra il cuore. Solo coloro che hanno il cuore pronto a sciogliersi e diventare liquido come l’acqua, possono diventare duri e freddi come il ghiaccio, e i segni d’acqua sono sicuramente i segni più potentemente capaci, sottili, tenaci e spietati nel perseguire i loro obiettivi nel bene e nel male.

Se l’aria e il fuoco si infrangono contro un muro di pietra, basta il lento ripetersi di una goccia a scavare la roccia.


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