O.M.A.T.

Le 12 case astrologiche

Prima casa

La prima casa inizia con l’Ascendente che coincide con l’attimo del primo respiro, il vero inizio per ognuno di noi di un’esistenza davvero autonoma, separata dal corpo materno: l’atto del respirare in modo indipendente, di funzionare da solo, è perciò la prima affermazione di “essere” dell’individuo, di esistere = ex­sistere = stare fuori dall’utero, dall’“indistinto”, di “esserci” cioè in modo unico e personale nella Terra/Universo. La prima casa si riferisce alla scoperta soggettiva di sé stessi, l’Ascendente con cui inizia appartiene infatti all’asse della consapevolezza e la prima casa rappresenta il settore, l’ambito delle esperienze che portano alla consapevolezza di sé.

Il segno all’ascendente ci dice la qualità e la natura delle esperienze che per quel particolare individuo sono le più utili ed efficaci a renderlo consapevole di ciò che è.

Tale segno, in un certo senso, indica il materiale, la sostanza, che il soggetto ha a disposizione per costruire il proprio senso di sé: come ad esempio un certo vasaio raggiunge i migliori risultati con la creta, mentre un altro con l’argilla nel forgiare lo stesso oggetto, allo stesso modo possono essere esperienze “fatte d’acqua” e perciò emotivamente coinvolgenti, con pochi confini fra il “dentro” e il “fuori”, il soggettivo e l’oggettivo, oppure esperienze “fatte d’aria” e perciò lucidamente chiare e ben strutturate nei loro nessi logici e causali, quelle più significative ed utili a portare il soggetto alla scoperta di sé.

Il segno e il grado all’Ascendente oltre ad indicare l’inizio del funzionamento separato ed autonomo dell’individuo, indicano anche in quale modo e da quale punto prende avvio lo scambio tra il suo essere individuale e l’Universo.

Sono il tempo e il luogo in cui il soggetto entra attivamente a far parte del gioco di forze ed energie presenti nell’Universo, sono il suo posto particolare e l’unico punto di vista per lui possibile rispetto all’Universo.

In altre parole se un individuo ha l’ascendente e perciò la prima casa nella Vergine, saranno esperienze con caratteristiche virginee quelle che più compiutamente e profondamente lo aiuteranno nella strada che conduce alla consapevolezza di sé.

Avrà cioè una particolare sintonia con tali esperienze, vibrerà all’unisono con il ritmo che le contraddistinguono e in questo riconoscerà se stesso. Ad esempio potranno essere importanti alcune esperienze di lavoro o altro che comportino ordine e metodo, oppure un’accurata analisi che riconduca la situazione considerata alle sue linee essenziali, depurata da ogni interferenza o condizionamento, esperienze del genere gli permetteranno di conoscere il suo punto di vista sul mondo, il suo atteggiamento di base verso la vita, il quale difficilmente potrà prescindere da tali requisiti di ordine, metodo, pulizia mentale.

Per quanto riguarda il ciclo della vita il primo periodo si apre con la nascita fisica, la separazione del corpo del bambino dal corpo della madre, a questo livello la scoperta di sé è di tipo istintuale, il neonato infatti viene al mondo colmo della sostanza materna di cui per nove mesi si è nutrito, in seguito è plasmato, influenzato e condizionato dal proprio ambiente familiare e culturale, in questa prima fase di sviluppo della personalità l’individuo vive le sue radici, il proprio passato, la sua appartenenza cioè ad una determinata famiglia, nazione, razza, cultura, epoca etc.

Nascere la seconda volta significa emergere da questa matrice, scoprire ciò che è proprio da ciò che è dell’ambiente, riconoscere ciò che si condivide da ciò che non si condivide, significa “distinguersi”, nascere come un individuo dalla personalità individualizzata, scoprire se stessi alla luce della consapevolezza psico­mentale.

Vuol dire liberarsi, purificarsi da retaggi, valori, condizionamenti che non sentiamo autentici, in sintonia con noi stessi, vuol dire delineare sia le differenze che ci individuano e sottolineano la nostra singolarità ed unicità, sia le somiglianze che ci fanno sentire simili agli altri uomini e perciò membri integranti della società, vuol dire scoprire il tono e il ritmo del proprio essere individuale e gradualmente diventare coscienti del posto e della funzione che ci spetta nella collettività. Mentre la nascita biologica è un fatto indiscutibile, la 2 e poi la 3 nascita sono livelli di consapevolezza, obiettivi che si possono o meno raggiungere, le caratteristiche della 1 casa indicano quale strada è meglio percorrere per arrivare al traguardo, non c’è obbligo, solo potenzialità che aspettano di essere espresse.

La ruota delle case rappresentano, come abbiamo visto, 12 fondamentali ed universali forme di esperienza che l’individuo deve affrontare nel corso della propria vita, le abbiamo descritte come 12 divisioni dello spazio-­ambiente che circonda l’individuo, esiste tuttavia un ordine di successione tra loro, è un percorso nel tempo quello che la ruota delle case indica, un processo in divenire, dai tempi precisi, che inizia con la nascita biologica, compie un ciclo e riparte con una nuova nascita dell’individuo ad un livello superiore e così una terza volta.

E’ un modello di tempo, un modello di sviluppo psicologico che scandisce le tappe del processo d’individuazione, il quale prevede 3 livelli di sviluppo del sé, 3 nascite del sé individuale.

L’intero percorso corrisponde al ciclo di Urano, 84 anni il tempo della rivoluzione di Urano intorno al Sole, ed è diviso in tre periodi fondamentali di 28 anni ciascuno, il tempo che l’Ascendente impiega a percorrere l’intero zodiaco e tornare al punto di partenza.

Non tutti gli uomini compiono l’intero percorso, dipende dal tempo della loro vita, né arrivare fino in fondo significa realizzare il compito dell’individuazione, poiché ognuno di noi è libero di procedere nello sviluppo, bloccarsi, o retrocedere.

La carta natale, allora, è realmente il progetto di vita dell’individuo, in cui sono descritte le potenzialità presenti alla nascita, il “contenuto” cioè, ma anche il modello della sequenza temporale che lo porterà a realizzare compiutamente tale “contenuto”, cioè la sua personalità completa; che si compia o meno, tale processo è lì, nella sua carta, una potenzialità in attesa, la struttura spaziale della personalità individuale si integra così con quella temporale, ognuno ha il proprio tempo e luogo.

La costruzione della personalità individuale ha tempi precisi, c’è una tabella di marcia da rispettare, si apre con la nascita fisica, la nascita del corpo, a cui segue dopo 28 anni la nascita psico­mentale, la nascita del sé individuale ed infine a 56 anni c’è la terza nascita, la nascita spirituale.

Ogni ciclo è un’intera rivoluzione del modello della personalità contenuto nella carta, è infatti l’asse della consapevolezza e di conseguenza anche l’asse MC/FC che in 28 anni compiono un giro completo dello zodiaco toccando e trasformando ogni punto della carta. Ogni sette anni c’è uno scambio tra le posizioni occupate dai 4 bracci della croce formata dai due assi, infatti la posizione dell’ascendente che nella carta corrisponde a 0 anni, a 7 anni occuperà il posto del FC che a sua volta sarà slittato al posto del discendente, e così di seguito ogni sette anni.

Poiché l’Ascendente rappresenta la consapevolezza di sé, l’atteggiamento di base che informa la propria vita cioè, è in certo modo il proprio personalissimo punto di vista sul mondo che ogni 28 anni si trasforma ed evolve positivamente o negativamente, che è come dire la coscienza che ognuno di noi ha di se stesso e degli altri, della vita in generale insomma.

Seconda Casa

Se la prima casa si riferisce alla scoperta di sé, la 2 casa riguarda l’uso di ciò che si è scoperto di essere e perciò di possedere. In modo molto improprio e superficiale si dice che la 2 casa è quella dei beni, del denaro, e di conseguenza della sicurezza.

La cosa è molto più articolata e complessa. Scoprire ciò che si “è”, è in un certo senso scoprire anche ciò che si ha. Il campo d’esperienza a cui si riferisce la 2 casa è appunto l’esperienza del “possedere”, l’esperienza che spinge a dire “è mio”, “mi appartiene” e successivamente il problema di come usare ciò che si possiede per esprimere al meglio ciò che si è. Anche in questo caso abbiamo 3 livelli d’esperienza che sono in relazione ai 3 cicli di sviluppo ed evoluzione del “sé”.

Alla nascita il primo e più importante possesso dell’individuo è il corpo, i cui confini sono tracciati dalle carezze materne, è un “bene” perciò plasmato e nutrito dall’amore; in questo senso l’atteggiamento di accoglimento della madre, più o meno amorevole e protettivo, è fondamentale nello strutturare e valorizzare questo primo possesso dell’individuo e di conseguenza anche la sicurezza e la fiducia di poterci contare e saperne fare buon uso, che poi si estenderà ai successivi e più lontani possessi.

All’inizio il corpo del bambino “chiama” e la madre “risponde”, è più o meno in questo modo che si forma la famosa “fiducia di base”, così importante in seguito nella vita di ogni uomo. In questa primissima fase sono gli istinti ad indicare che uso fare del corpo, poiché nel neonato non c’è ancora consapevolezza del suo possesso. Più avanti, in seguito al processo di separazione-individuazione, il bambino comprende che ci sono alcune cose delle quali può dire “mio” ed altre no. Fa l’esperienza di avere un nome suo, un corpo che può rispondere ai suoi ordini, delle qualità: questi sono i primi e fondamentali possessi che eredita dai genitori.

L’uso e la gestione di questi beni è guidata soprattutto dall’istinto, in questo senso le esperienze di piacere/dispiacere provenienti dai sensi, quali il gusto, la vista, l’olfatto, il tatto, appartengono alla 2 casa, poiché sono molto istintive.

Il 2 livello, o livello sociale, riguarda il possesso e la gestione sia di oggetti, denaro e altri beni materiali, sia di beni non materiali quali il prestigio, il potere e così via.

Anche in questo caso ciò che si possiede è un’eredità del passato, perché in gran parte frutto dei progressi dei secoli precedenti. Come usare, gestire, incrementare o meno tali “beni” sono il problema e l’esperienza fondamentale che la 2 casa ci richiede. Tali possessi infatti possono diventare degli strumenti al servizio del sé individuale, essere usati cioè per consolidare e realizzare più sostanzialmente la propria individualità, oppure l’individuo stesso può diventare strumento dei suoi “beni” e dedicare la propria vita ad accumulare, conservare e difendere ciò che possiede, siano questi beni materiali o immateriali. In questo modo il mezzo diventa il fine, e l’individuo invece di usare i propri beni/mezzi in modo significativo per la realizzazione del suo essere/fine, si identifica con essi e ne diventa uno strumento, poiché la sua vita trova significato solo nel possederli. I possessi invece vanno usati, e con l’uso che ne fa l’individuo comprende e dimostra chi è, a se stesso e al mondo.

Al terzo livello di sviluppo del sé, quello spirituale c’è il superamento di ogni forma di attaccamento, materiale e non materiale, anche alla propria vita, l’ultimo e il più prezioso di tutti i beni, che si dovrebbe dedicare all’evoluzione umana.

Terza casa

La terza casa è tradizionalmente “la casa dei fratelli, dei parenti, del circostante”, insomma l’ambiente vicino all’individuo, in questo modo si è soliti sentirla descrivere. Ma anche la 2 casa, la casa dei “possessi”, ha a che fare con l’ambiente vicino, e così la 4 che si riferisce alla casa/famiglia, e la 5… Ed è ovvio che sia così, poiché dal momento della nascita ogni esperienza dell’individuo è frutto di un’interazione con l’ambiente, prima vicino, poi anche lontano. Nessuno nasce nel vuoto, c’è subito fin dall’inizio un piccolo mondo che stimola e ruota intorno all’individuo.

Dov’è, allora, la differenza tra l’ambiente della 1, della 2, della 3 casa, etc.. Non è una differenza di dimensioni che vanno aumentando con l’evolvere dell’individuo, ma è soprattutto una differenza di punto di vista, ciò che cambia non è tanto l’ambiente, quanto il risultato dell’interazione con tale ambiente, che una volta porta l’individuo alla scoperta dei suoi “possessi”, un’altra alla comprensione dei suoi “limiti”, e un’altra ad altro ancora.

In sostanza, la stessa esperienza può produrre risultati diversi per quanto riguarda il tipo di consapevolezza che l’individuo acquisisce, poiché non è la natura, il tipo di esperienza ad essere determinante, ma il punto di vista, l’attenzione selettiva del soggetto che vede ed estrapola dalla medesima esperienza cose diverse, secondo l’atteggiamento, i bisogni, le aspettative, attivi in quel momento. Ad esempio uno stesso gioco di squadra come pallavolo o altro, può sortire una volta una maggiore consapevolezza sull’uso delle risorse del proprio corpo, ed in questo caso è un’esperienza di 2 casa, un’altra volta invece può riguardare la comprensione delle regole che il gioco comporta, in quanto situazione sociale, e in questo caso è un’esperienza di 3 casa, oppure può essere ambedue le cose insieme ed appartenere perciò sia alla 2, sia alla 3 casa.

Il cerchio delle case propone un modello di sviluppo che prevede una determinata successione, poiché per ogni settore di esperienza rappresentata, c’è un’età dell’oro per viverla pienamente e raccoglierne i frutti migliori che dipende dall’età e dalla maturazione fisica e psicologica dell’individuo, così il primo amore ha il sapore dell’adolescenza, se capita più tardi è meno incantato, così l’ortografia si impara facilmente entro i 12/13 anni, in caso contrario la fatica è doppia e i risultati meno buoni.

Tuttavia ogni individuo affronta la ruota delle case come è indicato nel suo tema, certo la percorrerà tutta, ma può darsi che esperienze di 12 casa, che è l’ultima, entrino a far parte della sua vita prima del previsto, come succede se ha una casa 12 abitata da molti pianeti, o al contrario può scoprire le sue radici, casa 4, molto tempo dopo il suo “momento d’oro”.

Torniamo adesso al significato delle esperienze relative alla 3 casa. La 3 casa è l’ultima casa del primo quadrante, una casa cadente quindi, la cui funzione è quella di mettere in relazione i contenuti delle prime due, ossia se la prima casa si riferisce alla scoperta di sé e la seconda ai “mezzi” posseduti per esprimere ciò che si è e a come vengono impiegati, la terza casa riguarda la comprensione del rapporto esistente tra queste due dimensioni: il senso soggettivo di se stessi e gli strumenti che si possiedono per agirlo.

In altre parole, se io mi sento forte ed uso la mia forza per fare a braccio di ferro con qualcuno che poi mi vince, scoprirò che alla mia forza c’è un limite oggettivo, posso arrivare fino ad un certo punto, circoscrivo in questo modo il raggio d’azione di questa mia qualità/possesso.

L’esperienza che in questa fase l’individuo fa dell’ambiente gli rimanda un feedback che lo informa e gli fa comprendere come è meglio muoversi in tale ambiente, gli insegna cioè in quali modi deve impiegare le sue risorse per conquistare il proprio spazio vitale e poter così esprimere se stesso.

L’ambiente più adatto e rispondente a procurare esperienze di questo genere, che procurino cioè l’apprendimento e la comprensione dei nessi, dei legami esistenti tra ciò che l’individuo sente di essere, i mezzi che possiede per esprimerlo e ciò che realmente può fare, è forzosamente l’ambiente vicino all’individuo, in questo senso la terza casa è la casa dei fratelli, dei coetanei, degli spostamenti brevi, degli studi inferiori, dei contatti e della comunicazione.

Il tipo di attività intellettuale, di processi conoscitivi legati alla 3 casa portano a una comprensione empirica, che mette insieme osservazioni personali, le classifica, le sistema e ne ricava delle regole, il cui valore è essenzialmente pratico.

Si vuole “sapere” come “fare” le cose per cavarsela bene.

Anche la comunicazione con gli altri è riferita all’immediato, al presente, poche astrazioni, ma tante notizie di utilità pratica, informazioni da usare per sfruttare al meglio il proprio ambiente

Quarta casa

La cuspide della casa IV è l’inizio dell’asse che Dane Rudhyar ha paragonato alla colonna vertebrale, la spina dorsale che ci permette di stare in piedi, il potere che ognuno di noi ha di realizzare concretamente la propria individualità.

La cuspide della 4 casa si chiama Fondo Cielo, è la mezzanotte dell’individuo, il luogo delle radici che più affondano e si diramano nella terra delle origini, più danno forza, resistenza e solidità al tronco/individuo.

La IV casa rappresenta il settore di esperienze legate al senso di appartenenza, alla sicurezza di avere delle fondamenta sulle quali potersi soggettivamente innalzare senza correre il rischio di venire sradicati e volare via, come foglie al vento del destino, senza rami di sostegno; in questo senso la IV casa è “il tetto sopra la testa”, la protezione della propria casa, e per estensione la patria.

E’ una “casa” che ci portiamo dietro in ogni età e dovunque andiamo, il segno alla cuspide indica con quale tipo di materiale sono fatte le radici di ognuno e quale genere di esperienze lo fanno sentire “a casa”.

Tradizionalmente rappresenta la famiglia, l’atmosfera della famiglia del soggetto: ci possono essere più fratelli e ciascuno di loro avere una sensazione, un sentimento legato alla propria “famiglia/casa” completamente diverso l’uno dall’altro; ognuno di loro, secondo il segno presente alla cuspide del 4 settore, coglierà e si sentirà particolarmente in sintonia con determinate correnti e vibrazioni tra quelle che contribuiscono a formare il tessuto complessivo della loro famiglia.

Può essere un’aria di leggerezza e inesauribile curiosità aperta al mondo quella che l’individuo si porta dentro, come nel caso di una cuspide di IV casa nel segno dei Gemelli, e allora è facile che in seguito tale persona scelga ed abiti una casa aperta agli altri, in un via vai di amici e conoscenti che portano cose nuove, dove si comunica e l’aria circola liberamente; oppure può essere il ricordo e il soffuso sentimento di protezione e calore di certe scene famigliari, che un altro fratello si porta dentro, come per esempio con una cuspide di IV casa nel segno del Cancro, e allora la sua casa sarà un nido ovattato, vietato agli estranei, dove ogni oggetto ha una storia da raccontare. Stessa casa, perciò, stessi genitori, molte esperienze in comune, ma i “mattoni” usati per costruire la “casa” della propria soggettività sono per ognuno di materiale diverso.

Sono le esperienze di IV casa che portano o non portano l’individuo a trovare il proprio centro, la propria stabilità, è in questo settore che l’individuo deve imparare a stare in piedi da solo, che si sposta il baricentro della sua sicurezza: non più la famiglia, la casa, o qualche altro surrogato di tali realtà, quali per esempio un partito o una chiesa, ma l’esperienza interiore della propria soggettività e del proprio senso di appartenenza che dalle radici comuni a tutta l’umanità e attraverso quelle della sua cultura e della sua famiglia, si innalza, differenzia e diventa il suo “porto sicuro”.

Il secondo quarto dello zodiaco apre le porte al sentimento: la prima casa rappresenta l’impulso creativo, la spinta originaria ad essere quel particolare individuo, che nella seconda casa scopre e fa uso delle risorse che possiede per realizzare tale scopo, e poi nella terza fa esperienza dei limiti e delle opportunità che, date le sue risorse, il proprio ambiente gli impone e propone, tutto questo in IV casa viene integrato e stabilizzato e diventa, mediante esperienze fatte di sentimento, la particolare sostanza di quell’individuo.

E’ infatti il sentimento di avere delle radici, il sentimento di appartenenza, non la conoscenza, il “saperlo”, che ci fa sentire radicati e non sradicati. La patria era davvero la “patria” fino a quando è stata anche un sentimento, adesso è una parola che ognuno sostanzia come può. E in modo apparentemente contraddittorio solo chi si sente radicato e ben saldo ha la possibilità di scegliere, senza cadere, quali “radici” accettare e quali rifiutare.

La cosa in fondo è molto semplice: se ne può andare di casa e costruirsene una propria, solo chi ha una casa, in caso contrario si è sempre in cerca di una casa

Quinta casa

Tradizionalmente nella 5 casa ci troviamo le cose più varie: l’amore, il gioco d’azzardo, i divertimenti, gli eccessi, il rischio e dall’altra parte i figli, l’educazione, la creazione artistica.

Si passa dalla mancanza di regole e limiti propria delle esperienze di eccessi e di rischio, alla presenza di metodo, disciplina e costanza che comportano invece le esperienze di allevamento ed educazione e spesso di creazione artistica. Qual è il minimo comun denominatore, allora, che accomuna e unisce esperienze di natura tanto diversa e antitetica tra loro? E’ il loro effetto sull’individuo che si può riassumere così: “Questa esperienza, questa azione, ha il potere di farmi sentire più completo, più felice, più grande. Ha il potere di lasciare nel mondo un segno visibile di ciò che io sono.” In breve le esperienze relative alla 5 casa hanno lo scopo di valorizzare l’espressione della personalità del soggetto, di farlo sentire pieno, appagato, unico in modo tangibile.

Non è da tutti, infatti, correre rischi, sfidare la sorte, alzare sempre un poco di più la corda da saltare; riuscirci è l’emozione e la conquista di un attimo, la fortuna che arride solo a te.

Così anche l’amore, quale esperienza infatti ci fa sentire più completi e assolutamente unici, se non l’innamoramento? E così i figli: miracolo vivente del nostro potere creativo capace di infondere la vita e perpetuare noi in loro, loro che saranno e avranno tutto ciò che a noi è stato negato e che in questo modo, indirettamente, potremo avere anche noi.

L’educazione in questo senso, non è rivolta a promuovere l’individualità del bambino, ma ad imprimere nella sua mente ancora vergine, i nostri modelli, le nostre regole, le nostre aspirazioni e desideri, e i figli diventano lo strumento del nostro riscatto. Se questo è lo scopo si può ben accettare la disciplina e il sacrificio che l’allevare un figlio richiede.

Lo stesso vale per le esperienze che si riferiscono alle attività artistiche e creative, che appartengono alla casa 5, e sono la massima e più personale espressione del soggetto.

Quelle descritte sopra sono il tipo di esperienze che fanno capo alla 5 casa e che ognuno vivrà secondo il ritmo e le modalità che il segno alla cuspide propone: diverso, infatti, è avere una cuspide in Sagittario che richiede un’esplorazione e un ampliamento di orizzonti mentali, e non, sempre più vasti, dall’avere una 5 casa nel segno dello Scorpione che comporta invece un’incessante accettazione di rischi emotivi sempre più profondi e potenti.

In questo senso un’esperienza come l’innamoramento, con una 5 casa in Sagittario, può voler dire qualcosa come “conquistare il mondo”, estendere ed infondere intorno a sé, la propria fede e fiducia nella possibilità di un mondo migliore, mentre con una 5 casa nello Scorpione può significare raggiungere e finalmente conoscere gli abissi più fondi e le vette più sublimi della natura umana.

In questo settore l’individuo sente vivere, vibrare, diventare reale quell’impulso a “esserci”, a esistere in modo unico che si è manifestato nella 1 casa. Ambedue, la 1 e la 5, insieme alla 9 sono case di fuoco, case di identità: che differenza c’è allora tra l’identità affermata nella 1 e l’identità espressa nella 5? C’è di mezzo il mare come tra il dire e il fare, la 1 casa riguarda la scoperta di sé e l’Ascendente con cui inizia appartiene, infatti, all’asse della consapevolezza, la 5 casa riguarda invece l’espressione di sé, e “conoscere” è molto diverso dall’“esprimere”: il primo è un processo interiore che non necessariamente ha uno sbocco all’esterno, il secondo invece ha necessariamente un impatto con l’esterno.

In numerosi testi di astrologia la 5 casa è stata spesso descritta come la casa degli eccessi, tale categorizzazione richiama alla mente un che di sfrenato, una specie di “sesso e divertimento a gogo”, in realtà il termine “eccesso” da ex­cedere, uscire­fuori, si riferisce alla mancanza di limiti e ostacoli che ogni genuina e spontanea espressione di sé richiede.

Eccessi quindi, in quanto mancanza di limiti, interiori quali inibizioni e complessi, ed esterni quali i condizionamenti familiari e sociali che reprimono, inibiscono e modificano la spontanea e naturale espressione della propria individualità.

L’emozione, il divertimento, l’appagamento perciò, quando ci sono, non provengono dalla trasgressione e dalla sfrenatezza, ma dal poter esprimere liberamente e con profusione la propria energia nelle azioni che compiutamente realizzano la propria natura.

Sesta casa

Con la 6 casa si chiude l’emisfero inferiore della carta di nascita individuale, dalla prima alla quinta casa si sono susseguite molteplici esperienze, tra loro molto diverse, ma tutte orientate nella stessa direzione: la progressiva costruzione della personalità individuale, in questo senso l’ambiente nel quale l’individuo si muove ha la funzione di permettere e facilitare tale processo di costruzione. Un genere di esperienze, quindi, che pur nella loro varietà, vanno solo “avanti” nello sviluppo dell’io, a meno che non intervengano fattori pesantemente negativi: cioè, se la famiglia è “buona”, le radici dell’individuo saranno salde, se l’ambiente è aperto ed accogliente, la sua esplorazione, sarà feconda e produttiva, e così via.

Il problema, la difficoltà, non è nella natura delle esperienze proposta dalla casa, ma nelle condizioni in cui tale esperienza avviene, se queste sono buone, l’esperienza in sé sarà appagante e gratificante per l’individuo.

Con la 6 casa questo processo si interrompe, subisce un brusco arresto, infatti il genere di esperienze che fanno capo alla 6 casa, sono esperienze di crisi, crisi che hanno lo scopo di provocare un riorientamento, un riadattamento nell’individuo, sono esperienze che preludono a un passaggio, un cambiamento che avverrà poi in VII casa e che richiede una nuova e diversa percezione di sé e dell’altro.

Le esperienze di casa 6 sono esperienze di rottura: vengono subito dopo quelle della 5 casa che hanno offerto all’io, la pienezza dell’amore, l’orgoglio di un figlio, l’ebbrezza del rischio, nella casa 6 invece l’esperienza può essere l’amore che finisce, il figlio che delude, il rischio che spaventa, in altre parole l’esperienza della sconfitta che fa sentire inadeguati, non all’altezza di realizzare ciò che si credeva di poter fare ed essere.

Esperienze di limiti fisici e mentali, esperienze di crisi, di riassestamento e riadattamento a se stessi e all’ambiente: una nuova impietosa e imprevista scoperta di sé, non più che cosa sono capace di fare, avendo tanto a disposizione, salute, energia, creatività e intorno a me, persone che mi amano e apprezzano, ma cosa sono capace di fare restandomi così poco a disposizione, poca salute, poca forza, poco spazio per esprimermi, un ambiente ostile o quanto meno neutro.

Che cosa faccio di me stesso in queste condizioni? Questa è la 6 casa: esperienze di limitazione alla fiduciosa espansione dell’io, e in certi casi esperienze di situazioni d’emergenza che portano direttamente alla sostanza dell’individuo, al nocciolo duro di ciò che si è. La domanda è: cosa ne facciamo della nostra esperienza di fallimento, sofferenza e sconfitta? Abbasso la testa e umilmente comincio ad imparare nuove tecniche, un nuovo approccio ed un uso diverso delle capacità che mi restano, oppure crollo e mi perdo in innumerevoli altre esperienze, spesso chiamate “sfortuna”, che confermano e consolidano il mio fallimento.

Nelle esperienze di 6 casa non c’è niente di facile e scontato, ogni obiettivo è raggiunto a costo di sforzi, fatica, resistenza e soprattutto umiltà. Umiltà di riconoscere di non essere ciò che si credeva, di aver bisogno di imparare e perciò di disciplina ed obbedienza, perché ogni cosa si impara dal basso.

In questo senso i testi tradizionali affermano che il campo delle esperienze di casa 6 riguardano la salute che per conservare si deve curare, i doveri e le responsabilità della vita e del lavoro d’ogni giorno che richiedono umiltà e disciplina, la gerarchia, la burocrazia che comportano il rispetto delle norme e delle regole.

Settima casa

Tradizionalmente la casa VII che, coincide con il Discendente, è la casa del matrimonio, delle società di lavoro e d’affari, in realtà ciò che sta dietro tali esperienze è l’esperienza della relazione con l’altro, l’incontro e il riconoscimento dell’altro in forme e modi il cui fine non è più la valorizzazione o viceversa la limitazione soggettiva dell’io, ma è sovraindividuale, connaturato al tipo di relazione formata: quelle di casa VII sono relazioni stabili, di cooperazione e partecipazione, all’interno delle quali ciascuno dei partners ha una propria funzione e responsabilità. In questo senso la settima è la casa del matrimonio e delle società di lavoro, poiché è tipicamente in tali eventi che l’individuo incontra l’altro sullo stesso piano e che lo scopo del rapporto in quanto tale supera, va oltre la realizzazione solo personale dell’individuo.

Le relazioni stabilite nelle case precedenti, per quanto tra loro diverse, erano tutte centrate nel definire, consolidare, radicare, espandere o limitare l’esperienza di sé, come “io” unico e separato, è solo in casa VII che la relazione in sé diventa la vera protagonista dell’esperienza dell’individuo.

Ogni relazione ha il proprio scopo che può essere più o meno rispettato dai suoi membri, ciò dipende naturalmente dalla natura delle persone che partecipano alla relazione. Così una società d’affari può perseguire unicamente l’arricchimento dei suoi membri, oppure anche quello di dare un contributo allo sviluppo dell’umanità, che si manifesta nel rispetto di determinate regole e principi, allo stesso modo un matrimonio si può risolvere nella ricerca di un appagamento sempre maggiore del proprio “io” oppure nella costruzione di una famiglia e nella ricerca del benessere dei suoi componenti. In ogni caso, le condizioni e le regole delle relazioni di casa VII sono formalmente stabilite da istituzioni politiche, religiose od economiche che in questo modo sottolineano lo scopo sovraindividuale di tali rapporti, non appartengono perciò alla casa VII esperienze né di amore, sebbene sia il settore del matrimonio, né di interesse individuale, sebbene riguardi società di lavoro, ma unicamente esperienze di condivisione di responsabilità, partecipazione e cooperazione in vista di qualcosa che va oltre l’individuo. Culturalmente l’inizio di tali relazioni è formalizzato da cerimonie e riti che ne celebrano la nascita e ne evidenziano la loro qualità di strutture a sé con un proprio sistema di regole, indipendenti dagli individui che vi partecipano.

Qualunque sia lo scopo della relazione, la funzione dell’individuo al suo interno può essere all’inizio molto confusa, sarà solo la quotidiana partecipazione al suo svolgersi che lo rivelerà.

Le esperienze di casa VII mettono a confronto l’individuo con le funzioni e le responsabilità che è pronto ad assumersi all’interno della relazione: quale posto assegna a sé e agli altri, quale contributo è disposto a dare per la sua riuscita? Resterà chiuso nel cerchio di rapporti essenzialmente personalistici, orientati solo all’interesse e alla felicità personale o si aprirà a relazioni di partecipazione funzionale ad un tutto più ampio il cui destino diventa il suo? Il matrimonio e le società d’affari sono le strutture la cui riuscita è la più vicina all’interesse individuale dei suoi partners, c’è infatti pochissima distanza tra la felice riuscita di un matrimonio e la felicità personale dei due coniugi.

In un certo senso in casa VII avviene una seconda nascita dell’individuo, se le sei case precedenti hanno contribuito a dare forma e sostanza all’originario impulso ad essere un “io” particolare emerso in 1 casa, le esperienze di riconoscimento dell’altro, di cooperazione e partecipazione di casa VII rimandano all’io un feedback che necessariamente modifica e cambia l’immagine di sé costruita nelle case precedenti.

Il segno alla cuspide indica in quale modo e con quali energie può più agevolmente realizzare e partecipare alle relazioni di questo tipo.

Ottava casa

L’Ascendente indica la nascita, la prima manifestazione del principio di individualità che si realizza concretamente nelle case sotto l’orizzonte, in queste, le relazioni che l’individuo stabilisce con gli altri e l’ambiente hanno lo scopo di potenziare e facilitare il processo che lo porterà alla consapevolezza di sé, come essere unico e separato; il Discendente invece indica la nascita del principio di relazione, è cioè il punto di inizio di una serie di esperienze centrate sulla relazione. Il tipo e i risultati della relazione che l’individuo affronta, portano a una trasformazione radicale sia della sua coscienza, sia del suo modo di vedere.

Il Discendente perciò rappresenta una “seconda nascita” dell’individuo: gli “altri” cessano di essere uno sfondo, più o meno confuso ed omogeneo, che varia secondo i bisogni dell’io, ma acquistano risalto e precisi confini, e coinvolgono l’io in relazioni significative e produttive che hanno delle tangibili conseguenze nell’evoluzione della personalità individuale, che acquisisce un nuovo e più completo senso di sé.

Il Discendente è quindi l’inizio di un nuovo processo e le case che vengono dopo, devono essere viste sia in relazione all’Ascendente, cioè allo sviluppo della coscienza dell’io, in quanto essere unico e separato, sia in relazione al Discendente, cioè allo sviluppo dell’io, in quanto membro di relazioni significative e produttive.

Ora, l’8 casa è la seconda dopo il Discendente e come la 2 si riferisce ai possessi: la 2 riguarda i possessi sia materiali, sia fisici e psicologici che l’individuo si trova ad avere alla nascita, e l’uso che ne fa per attuare le sue potenzialità, l’8 si riferisce invece ai “possessi” della relazione, a ciò che la relazione, di qualsiasi tipo sia, ha a disposizione per poter operare socialmente.

In questo senso, come afferma la tradizione, la casa 8 riguarda i “beni” del partner o degli altri, in realtà sono i “beni” della relazione stessa che mutano secondo la natura del rapporto, possono essere beni materiali, come il denaro gestito nelle relazioni d’affari o ereditato nelle relazioni familiari, oppure “beni” psicologici come un ampliamento o una totale trasformazione della coscienza di sé, quali si producono in alcune relazioni intime, intensamente coinvolgenti.

Chiaramente la relazione possiede ciò che i partners vi portano, tuttavia la somma di tali contributi non è uguale a ciò che la relazione ha a disposizione, poiché a tale somma si deve aggiungere la qualità del rapporto, l’atmosfera che circola tra i suoi membri, e ciò, appartiene solo alla relazione in quanto tale e può essere un fattore altamente positivo e produttivo o inibente e distruttivo.

La questione fondamentale che le esperienze di casa 8 pongono all’individuo è quale uso fare delle energie, delle risorse, del potere che la relazione formatasi in casa VII rilascia, perciò è tramite le esperienze di casa 8 che si concretizzano o meno le finalità della relazione. In sostanza sia la 2 sia l‘8 casa riguardano l’uso e la gestione delle risorse, nel primo caso personali, nel secondo della relazione e perciò sociali.

Implicita e fondamentale in una gestione collettiva di beni, è la fiducia di ogni membro nell’onestà e responsabilità degli altri membri. La fiducia accordata, d’altra parte, concede potere, un potere invisibile proprio perché fondato sulla fiducia che non chiede né permessi, né rendiconti, è quindi facile abusarne e perseguire interessi personali invece di quelli della relazione e dei suoi membri, per questo si dice che l’8 casa è il settore del potere occulto, politico o mafioso o altro ancora, in ogni caso sempre manipolativo.

Nona casa

Le esperienze di casa 3 mettono a confronto l’individuo con l’ambiente che gli è più vicino, la conoscenza che ne consegue è concreta, pragmatica, immediata; le esperienze di casa 9 invece, che è la 3 dopo il Discendente, mettono a confronto l’individuo con il “lontano”, sono esperienze che in qualche modo ampliano l’orizzonte mentale e fisico dell’individuo: viaggi, contatti con popolazioni e culture lontane e straniere, stimoli ed esperienze che portano ad una espansione della coscienza che in questo modo si apre al nuovo e al diverso, cambia, assimila ed ingloba nuovi significati che la dispongono a più ampie visioni. Le esperienze che l’individuo affronta in casa 9 sono, infatti, dirette alla ricerca e produzione del significato delle cose.

La 3 e la 9 casa rappresentano le due forme di conoscenza dell’uomo. Gli strumenti della prima sono il pensiero concreto, analitico, l’orientamento al presente, l’aderenza al dato; gli strumenti della seconda sono il pensiero astratto, la generalizzazione, il procedere per ipotesi, perciò si dice che la casa 9 è il settore della religione e della filosofia, ambiti in cui la speculazione sul possibile prevale nettamente sulla conoscenza puntuale della realtà.

La prima forma di conoscenza, propria di casa 3, proviene dalla scoperta o dal contatto diretto con qualcosa prima ignoto, la seconda forma, propria di casa 9, è un processo più complesso che implica una sintesi significativa dei dati conosciuti, tra loro e con altri elementi più lontani: alla conoscenza pura e semplice si aggiunge la comprensione.

Conoscere l’esistenza o le qualità di un “dato” o un “fatto” non è comprendere le condizioni della sua esistenza: la comprensione collega il “dato” a leggi universali che ne definiscono le condizioni e ne producono il significato.

La casa 9, in quanto 3 dopo il Discendente, rappresenta l’ambiente della “relazione”, e allora trovare un legame, dare un significato alla molteplicità e varietà di relazioni che compongono la società, scoprire o assegnare o immaginare un possibile “ordine” a tutto questo, fa parte delle esperienze di casa 9, in questo senso le leggi appartengono a questo settore.

Inoltre, la conoscenza e la comprensione delle condizioni e dei meccanismi di funzionamento di qualunque ambiente, permette di “muoversi bene”, da il “potere” cioè, di usare o sfruttare al meglio le risorse dell’ambiente in cui ci si muove.

Tuttavia, se gli insegnamenti e gli obiettivi della VII e 8 casa non stati assimilati e raggiunti, la “conoscenza” che la casa 9 promuove, invece di trasformarsi in leggi, programmi, welthaschaung orientate al miglioramento dell’uomo e della società, diventano potenti mezzi di sfruttamento e strumentalizzazione dell’altro, che in vista di ambizione e prestigio personali, viene asservito alla propria ideologia.

Il pericolo e le prove che l’esperienza del lontano e del diverso, proprie di casa 9 comportano, stanno infatti nel mantenere il cuore e la mente aperti, accoglienti, plastici, nei confronti di ciò che è nuovo e diverso, senza tentare di inglobarlo e omologarlo nel proprio “ordine” ritenuto il migliore possibile.

Decima casa

La cuspide della casa 10, che culmina nel M.C., è parte dell’asse del potere di realizzazione dell’io, che inizia al F.C. in IV casa: qui la coscienza dell’io, tramite processi d’integrazione e stabilizzazione delle esperienze precedenti, ha il potere di diventare un “io” compiutamente strutturato e stabilizzato sia nella propria singolarità ed unicità, sia nelle proprie radici, comuni ad altri esseri umani (famiglia, generazione, società etc.); in casa X il potere di realizzazione riguarda la possibilità che l’io individuale diventi pienamente un “io sociale” intimamente integrato e funzionante nella collettività. Le esperienze di casa X perciò mettono l’individuo di fronte a domande quali: “sono davvero in grado di cooperare e partecipare attivamente al funzionamento della struttura sociale, sono stato capace di conquistarmi un posto e una funzione visibile e definita all’interno di tale struttura?”.

In questo ambito di esperienze l’individuo si confronta con i successi e i fallimenti che le relazioni stabilite nelle case precedenti hanno prodotto, infatti per assolvere in modo adeguato e significativo una funzione positiva, un “ufficio”, nella società, si deve avere sviluppato la volontà di cooperare (casa VII), appreso il senso di responsabilità e la fiducia (casa 8), e perseguito la comprensione globale degli scopi a cui tendere (casa 9).

La tradizione guarda alla casa X come alla casa del potere e del successo, e in un certo senso è vero, poiché se tutto è andato bene, in questo ambito l’individuo ha la possibilità di fare l’esperienza di sentirsi ed essere la persona giusta al posto giusto: il destino individuale, la realizzazione dell’io (casa IV), cioè, si integra e completa con il destino della collettività a cui l’individuo appartiene (casa X), la “vocazione” dell’io è in sintonia con l’“ufficio”, il posto che occupa nella società.

E’ molto raro che si realizzi tale consonanza di obiettivi: infatti tra l’individuo e il suo “ufficio” o funzione sociale, ci sono quasi sempre degli scarti, dei buchi, che dipendono in parte dalle lacune e dai complessi che si sono formati nell’io nel corso del suo precedente sviluppo, in parte dalle lacune e dalla rigidità della struttura sociale.

Ogni fase di esperienza del cerchio delle case propone, in modi propri, un confronto, uno scontro con i nodi che lentamente si sono formati durante lo sviluppo dell’io, tale confronto offre una possibilità di revisione che si risolve in una più o meno parziale soluzione, oppure in un indurimento e conferma del nodo.

In casa X, uno scarto troppo ampio tra ciò che l’individuo vuole e sente di essere e il posto che occupa e la funzione che svolge nella collettività, è inevitabilmente causa di frustrazione e questa può diventare un pungolo e uno stimolo a faticosamente cambiare oppure risolversi in una condizione d’immobilismo e insoddisfazione cronica.

Dall’altra parte gli individui che vivono con reale coinvolgimento e consapevolezza il proprio “posto” e “ufficio” e di conseguenza il potere sociale che gliene deriva, e giungono così a pensare e comprendere in modo nuovo e più elevato i rapporti individuo/società, inevitabilmente si scontreranno contro l’inerzia, l’immobilismo, la resistenza al cambiamento delle strutture e istituzioni sociali.

Ogni professione, “ufficio”, posizione sociale, conferisce a chi la detiene un certo potere, potere carico di conseguenze nel bene e nel male, e spesso le esperienze di casa X comportano un confronto diretto tra l’individuo e il suo potere sociale che può sfociare in forme d’abuso subite o imposte, o nella consapevolezza che ogni uomo è legato all’altro, e che perciò il bene del singolo è legato al bene di tutti.

Undicesima casa

 In casa 5, opposta alla 11, l’io cerca tramite le esperienze di questo settore, di infrangere, abbattere, annullare i limiti e gli ostacoli che si frappongono alla libera e creativa espressione di sé, allo stesso modo in casa 11, che è la 5 dopo il Discendente, l’io diventa il creativo strumento, l’interprete e il portavoce delle feconde potenzialità di evoluzione e progresso dell’umanità, nascoste e sepolte sotto la farraginosa coltre di statiche e senza vita strutture sociali. Casa dell’equilibrio contrapposta alla creativa 5 casa degli eccessi, così l’11 è descritta dalla tradizione, da questa sua caratterizzazione ne è conseguita un’immagine di calma e fredda diplomazia, mentre nelle esperienze di casa 11 arde lo stesso fuoco e la stessa esaltante fiducia presenti nelle esperienze della 5 casa. La creatività di casa 11 non è l’espressione dell’immaginazione del singolo, ma l’espressione dell’immaginazione collettiva che risiede nelle numerose possibili alternative, tutte da inventare, di un mondo e un futuro migliori, alternative che sono inscritte e contenute come potenzialità da trovare e svelare, nella stessa società che si vuole cambiare.

In ogni tempo ci sono individui capaci di portare alla luce, leggere e tradurre in modo operativo questi nascosti messaggi, tali individui diventano una specie di lente trasparente che mette a fuoco, riflette e sintetizza i germi dei futuri progressi, e allora il cuore, invece di battere per qualcuno, batte per un ideale, e l’io invece di trovare pienezza e appagamento nelle proprie creazioni, è nel condividere e portare avanti insieme un ideale comune che si appaga e trova significato. I sentimenti che nascono da tale comunanza di scopi e azioni sono alla base delle amicizie di casa 11, estranee ad attaccamenti puramente personali.

La casa 11 viene dopo una casa angolare, è perciò una casa succedente come la 2, 5, 8, e come queste ha a che fare con la gestione e l’uso delle risorse e dei “possessi” che l’individuo si trova ad avere in seguito alle esperienze delle precedenti case angolari: nella 2 sono i “beni” che il soggetto eredita alla nascita, nella 5 è il potere di esprimere creativamente e valorizzare la propria natura individuale, in casa 8 sono i “beni” della relazione e in casa 11 sono i “beni” che derivano dal potere della professione e della posizione sociale.

In casa X l’individuo si è concretamente confrontato con la propria riuscita sociale, se l’esperienza è stata positivamente assimilata, in casa 11 sviluppa una nuova visione e nuovi obiettivi per migliorare il proprio lavoro e la società in cui vive, in caso contrario, se l’adempimento al suo “ufficio” è stato superficiale e passivo o ne ha semplicemente goduto i privilegi, è probabile che le esperienze di casa 11 si riducano alla ricerca di un qualche tipo di evasione sociale, in cui risolve l’insignificanza del suo senso di partecipazione sociale.

La questione fondamentale che le esperienze di casa 11 pongono, è in quale modo i successi o i fallimenti di casa X vengono integrati ed utilizzati dall’individuo per potenziare ed ampliare il suo senso sociale. In casa 11 si scopre che quando il successo è fine a se stesso e non produce né un arricchimento, né una progettualità operativa rivolta al benessere della collettività, è più sterile di un fallimento usato creativamente per risorgere in modo nuovo.

Le soluzioni adottate in casa X condizionano pesantemente le esperienze di casa 11: se la posizione raggiunta dall’individuo è vissuta unicamente nei termini del potere e del prestigio personale che gliene deriva, si viene a trovare stretto nella morsa delle richieste e delle aspettative che tale posizione comporta e che non può deludere, diventa perciò schiavo di un “ufficio” di cui si è persa la sostanza e che lo costringe a stare sempre all’erta e in guardia contro possibili nemici e cadute. E allora la casa 11 è la casa delle persone influenti che concedono protezione e raccomandazioni.

Se d’altra parte il confronto con le esperienze di casa X è stato frustrante e negativo, ne può nascere in casa 11 un ribelle rivoluzionario che riversa tutte le sue insoddisfazioni contro il sistema dal quale è stato escluso ed emarginato, e ricerca allora la compagnia di altri che come lui condividono le stesse delusioni e risentimenti.

Dodicesima casa

Con la 12 si chiude il cerchio delle case, si conclude il ciclo di esperienze che l’individuo deve affrontare per giungere a una compiuta consapevolezza di sé come essere individuale, sociale ed infine, in casa 12, “universale”.

Tuttavia, poiché la sequenza delle case è un cerchio, il punto della fine coincide con il punto d’inizio di un nuovo ciclo di esperienze che, se tutto è andato bene, si svolgerà ad un livello di consapevolezza superiore, oppure riproporrà in forme diverse, ma nella sostanza uguale, i nodi restati irrisolti. E’ implicito perciò nel genere di esperienze di 12 casa, il “fare esperienza” di qualcosa che inevitabilmente termina, ma che al tempo stesso contiene i germi di un altro inizio.

La casa 6, opposta alla prima, è una casa di passaggio, di esperienze “critiche”, crisi che preparano l’io all’esperienza della relazione di casa VII, infatti solo l’apprendimento, che si attua in casa 6, della disciplina e dell’umiltà necessarie a superare tali “crisi” rendono l’io capace di sperimentare e vivere realmente una vera relazione. Le esperienze di casa 6 portano l’individuo a conoscere se stesso nella sua natura più profonda, svanite le appaganti ed espansive sensazioni di casa 5, l’io scopre la sua capacità di resistere, gestire e superare prove che, piccole o grandi che siano, non gli restituiscono mai l’alloro della gloria e del successo, ma lo costringono a un confronto che gli svela il nocciolo duro della sua personalità, e lo lasciano solo e nudo, senza i luccicanti vestiti degli “averi”, degli “amori”, etc. indossati nelle case precedenti, pronto all’incontro con l’altro.

C’è nella 6 casa una sorta di pulizia di tutto ciò che di superfluo e inutile l’io si è portato dietro dalla case precedenti, allo stesso modo in casa 12, che è la sesta dopo il Discendente, c’è la medesima opera di pulizia e smaltimento di tutto ciò che di illusorio, superficiale ed insignificante l’io ha accumulato nelle case sopra l’orizzonte.

Nella X e 11 casa l’individuo ha avuto l’occasione di partecipare, contribuire, essere un membro della comunità, può darsi che abbia accettato passivamente ogni cosa, restando chiuso nel piccolo mondo delle proprie comodità, può darsi che si sia ribellato perché incapace di ritagliarsi un proprio spazio sociale, oppure si può essere completamente identificato con la sua posizione e dominato dai bisogni sociali, abbia soffocato la propria natura.

In ogni caso in casa 12 l’individuo si trova necessariamente a confronto con i suoi successi e fallimenti, di nuovo nudo e solo deve fare i conti con i fantasmi del passato, che neppure la sua posizione e potere sociale (casa X) o la sua fiducia ed impegno per un domani migliore (casa 11), possono mettere in fuga.

Esperienze di assoluta impotenza, di ineluttabilità, esperienze “fatali”, la cui causa completamente oscura sfugge ad ogni indagine, spogliano l’io delle sue vesti sociali, più o meno brillanti, perché di nuovo nudo e spoglio si prepari al successivo inizio.

Si riparte, ma con qualcosa di più o di meno, dipende dall’uso che l’individuo ha fatto della somma delle sue esperienze, di cui deve render conto in casa 12. Nel primo caso i cerchi delle case formeranno una spirale in cui il centro è sempre lo stesso, mentre la circonferenza diventa via via più ampia, riflesso di una maggiore consapevolezza del significato del proprio esistere in quel luogo e in quel tempo; nel secondo caso verrà data in forma diversa un’altra opportunità.

Il compito che le esperienze di casa 12 pongono all’individuo è quello di concludere in modo significativo il processo avviato in casa 1, gli sforzi, le lotte, i successi e i fallimenti, sparsi come i pezzi di un puzzle lungo il percorso del ciclo si devono comporre in unico significativo disegno. E’ probabile che non tutti i pezzi del puzzle vadano a posto, quasi sempre resta qualcosa di non fatto, di lasciato in sospeso, in questo caso l’insegnamento che si deve assimilare mediante le prove di casa 12 è imparare a lasciarsi alle spalle il non finito, l’incompiuto, e concludere bene sulla base di ciò che è stato fatto. “Conclusione” che ci portiamo dietro ad ogni inizio, poiché non si riparte mai da zero, ma nelle promesse del nuovo ciclo c’è l’essenza del vecchio.


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