O.M.A.T.

Gli aspetti planetari

La carta di nascita è una proiezione bidimensionale della posizione dei pianeti nel cielo “visti” dalla Terra nel luogo e nell’istante della nascita di un individuo, in questa carta perciò il sole, la luna e gli altri pianeti sono sparsi o raggruppati, insomma dislocati, secondo infinite possibili combinazioni. Ogni elemento della carta (pianeti, assi e cuspidi delle case, segni) si trova ad essere in determinate e precise posizioni e di conseguenza ad avere determinate e precise distanze in relazione a ciascuno degli altri elementi; il complesso delle relazioni che ogni parte intrattiene con ciascuna delle altre parti e delle parti con il tutto costituisce la forma della carta.

La forma è il modello, il modello planetario del modo di organizzazione e interazione funzionale delle varie parti dell’intera carta di nascita, cioè della totalità che potenzialmente l’individuo “è”, è il “nome celeste” di ognuno, dice Dane Rudhyar.

La considerazione della Gestalt, della particolare e unica forma che ogni configurazione planetaria assume nel suo complesso, indipendentemente da quale pianeta è in aspetto con quale altro pianeta, è fondamentale: è il primo e indispensabile passo che porta alla comprensione di una carta di nascita, che è prima di tutto una totalità con una sua specifica ed unica forma-struttura, come una totalità è l’individuo a cui appartiene.

Nell’approccio tradizionale all’astrologia gli aspetti/relazioni tra i pianeti erano analizzati uno per uno, ogni pianeta era un’unità a sé, la cui natura restava sempre la stessa ed era solo modificata dalla posizione che occupava nel cerchio dello zodiaco e delle case e dagli aspetti che faceva con gli altri pianeti. In quest’ottica non c’è alcuna differenza tra il semplice elenco delle varie posizioni e dei diversi aspetti dei pianeti e la carta di nascita, ma ciò che è essenziale e strettamente individuale nella carta di nascita, come nella personalità, non sono tanto i contenuti quanto l’organizzazione di tali contenuti o potenzialità, ossia la “forma” del tutto.

L’approccio olistico propone di affrontare, di “percepire” la carta come un tutto, di avvicinarsi ad essa con un unico atto di percezione totale che colga la “gestalt” della carta, cioè come appare nella sua totalità, solo in seguito si potrà passare ad un’analisi dettagliata delle parti. Marc E.

Jones è stato il primo a proporre una classificazione dei modelli planetari secondo sette tipi fondamentali. La prima e fondamentale determinazione in ogni modo, riguarda la distribuzione dei pianeti nei quattro settori della carta, cioè rispetto all’orizzonte e al meridiano che danno subito un’indicazione sulle tendenze dell’individuo all’introversione o all’estroversione ed anche alla maggiore o minore indipendenza dagli altri.

Intimamente legato al concetto di forma è il concetto di “accento”, infatti se gli elementi costituenti la totalità sono distribuiti in modo regolare ed uniforme, niente viene messo in risalto, accentuato, non può, allora, emergere alcun modello, che affiora solo quando la distribuzione è irregolare.

Ad esempio, la funzione psichica rappresentata da un pianeta isolato, che cioè non è in relazione con nessun altro pianeta della carta, si trova ad essere particolarmente accentuata nella coscienza dell’individuo, allo stesso modo sarà messa particolarmente a fuoco la funzione di un pianeta che, solo, abita l’emisfero sopra o sotto l’orizzonte, oppure l’emisfero a destra o a sinistra del meridiano. Non c’è niente di nuovo in tutto questo, come un papavero rosso in un mazzo di margherite bianche cattura lo sguardo per la sua diversità, così ogni elemento della carta più sottolineato degli altri per la sua diversa posizione, per mancanza di aspetti, per abbondanza di aspetti, o per qualsiasi altra cosa che lo ponga in particolare risalto “cattura”, imprime più degli altri, il proprio ritmo alla vita psichica dell’individuo.

Ogni pianeta ha un proprio movimento ciclico e una propria velocità che sono diversi da quelli degli altri pianeti, in ogni momento allora la distanza, la relazione, l’“aspetto”, cioè, che c’è tra un pianeta e l’altro muta. Così il ciclo della luna, da luna nuova a luna nuova è un processo ciclico che si ripete ogni mese e si riferisce alla relazione tra la Luna e il Sole, il ciclo lunare può essere considerato l’archetipo di tutti i processi ciclici di relazione tra due pianeti che si muovono a velocità diverse. E’ evidente che, poiché ogni pianeta ha una propria specifica velocità è in una particolare relazione ciclica con ciascuno degli altri.

Il ciclo inizia quando i due pianeti presi in considerazione si congiungono e termina alla loro successiva congiunzione; nel tempo che intercorre tra le due congiunzioni i due pianeti, avendo velocità diseguali, si trovano ad avere tra loro distanze in ogni momento, diverse: dopo l’unione iniziale, cioè, ci sarà l’allontanamento del pianeta più rapido da quello più lento che resterà sempre più indietro.

In questi cicli di relazione il momento culminante si ha quando i due pianeti si trovano uno di fronte all’altro, cioè, sono opposti, nel ciclo di lunazione ad esempio, la fase di “opposizione” tra la Luna e il Sole corrisponde alla luna piena. In tale fase siamo alla metà dell’intero processo che viene così diviso in 2 emicicli, ognuno dei quali riguarda la modalità in cui si estrinseca la relazione tra i due pianeti in quel particolare emiciclo, tale relazione si dice crescente nel primo e calante nel secondo.

Nella “storia”, nello sviluppo di qualunque relazione, che sia o non sia ciclica, c’è sempre un iniziale incontro/”congiunzione” di due fattori che possono essere i più diversi: due persone, una persona e una nuova situazione come ad esempio l’inizio della lettura di un nuovo romanzo, oppure l’unione di due elementi, come l’idrogeno e l’ossigeno e così via. In ogni caso, in tale iniziale “congiunzione” è racchiuso un potenziale ricco di promesse, la cui natura e attualizzazione dipende dalle caratteristiche dei due fattori implicati nell’incontro, ne potrà nascere, infatti, un’esplosione come il piccolo botto di un petardo.

Analogamente in astrologia, la congiunzione di due o più pianeti è il simbolo di una particolare pressione, è un accumulo concentrato di energia che se verrà più o meno liberata, in modo costruttivo o distruttivo dipende dalla natura dei pianeti che si congiungono. Si dice, nella saggezza popolare, che la paglia vicino al fuoco brucia, se sarà un incendio o un fuoco di paglia lo dirà il seguito. Il seguito prevede un periodo di costruzione del rapporto che nella relazione tra due pianeti è simbolicamente rappresentata dagli aspetti che si formano nella fase crescente. In questo periodo di costruzione c’è la spinta ad andare avanti, la scoperta, la difficoltà, la fatica, la speranza, la comprensione, la paura… insomma tutto quanto precede il raggiungimento di una visione oggettiva, di una consapevolezza e valutazione obiettiva del valore o meno della relazione che si è iniziata, dei suoi scopi e dei risultati raggiunti, del suo successo o fallimento, esperienza che è simboleggiata nell’aspetto di opposizione.

L’opposizione tra due pianeti è il contrario della congiunzione, se in quest’ultima è all’opera un’unica, concentrata ed accentuata pressione che non lascia alternative, ma conduce verso un’unica direzione, il bisogno, cioè, di comunque esprimersi, nell’opposizione siamo di fronte a due ormai ben visibili pressioni eguali e contrarie, c’è una situazione d’impasse che esige di essere sbloccata e non prevede che due possibilità: se la prima metà del ciclo è stata positiva e costruttiva, all’opposizione prende avvio una nuova fase che si fonda sull’effettiva sintesi e feconda integrazione delle due funzioni planetarie coinvolte nella relazione, la cui prima manifestazione è un’espansione della coscienza del significato di tale relazione planetaria, consapevolezza che in seguito, nella fase calante del ciclo, sarà una guida sicura e illuminante sulla via da scegliere, affinché la relazione produca concreti e positivi risultati. Se al contrario le promesse, le novità e le potenzialità nate alla congiunzione, nel corso dei loro tentativi di estrinsecazione e realizzazione sono state sopraffatte dai “fantasmi” e dall’inerzia del passato che sempre avvolge ogni nuovo inizio, allora nella fase di opposizione ci sarà la separazione, il divorzio delle due funzioni planetarie implicate nella relazione ormai avvizzita, che sarà accompagnato dalla consapevolezza del fallimento, e dalla lacerazione del dubbio circa quale strada prendere.

Sia nella fase crescente, sia nella fase calante della storia di ogni relazione ciclica ci sono alcuni momenti “critici”, più difficili, ed alcuni momenti più facili, in cui tutto sembra scorrere bene, entrambi tali passaggi sono fasi normali e necessarie nello sviluppo di ogni relazione di questo tipo.

Nella congiunzione, abbiamo detto, ci sono le promesse, le potenzialità insite nell’incontro tra due fattori, nel nostro caso tra due funzioni planetarie, appena tali promesse cominciano ad esprimersi prendono la forma di un progetto, un’idea, un’apertura al nuovo che vuole essere realizzato.

In astrologia tale momento corrisponde all’aspetto di sestile: i due pianeti quasi sempre si trovano in elementi compatibili e nella fase crescente del ciclo tale aspetto è indicativo di una spontanea ricerca di “cose” e nessi utili a dare una forma più chiara alle potenzialità inerenti alla congiunzione. Il sestile calante invece, è l’ultimo aspetto che i due pianeti formano prima di riunirsi in una nuova congiunzione e iniziare un nuovo ciclo di relazione, ha perciò, in un certo senso, la funzione di tirare le somme, di dire l’ultima parola, sui risultati raggiunti dalla relazione, ormai giunta quasi alla fine del suo ciclo. Chiaramente, moltissimo dipenderà dalla storia precedente della relazione: se gli ostacoli sono stati superati, la consapevolezza acquisita, il lavoro di costruzione effettuato, allora il sestile calante vi imprimerà il marchio del successo e anche la collettività ne godrà i frutti. Se invece, al tempo dell’opposizione è stato messo in luce il fallimento della relazione tra le due funzioni planetarie, e le tappe successive l’hanno confermato ed hanno allontanato ancora di più i due pianeti, allora il compito del sestile calante diventa quello di accettare e d’imparare dagli errori del passato e di preparare il terreno affinché il prossimo incontro sia più fecondo. Comunque sia, crescente o calante, il sestile è un aspetto di apprendimento pratico in ambedue le fasi del ciclo, più spontaneo e diretto nella fase crescente, più mediato ed oggettivo nella fase calante.

Nella storia della nostra relazione, all’apprendimento pratico e funzionale del sestile subentra la “mobilitazione” del quadrato, mobilitazione, riassestamento, riorientamento, in ogni caso un aggiustamento voluto dall’emergere dei lati difficili da integrare presenti nella natura di ciascuno dei due membri della relazione, difficoltà prima celate dalla novità dell’incontro. Il quadrato rappresenta il momento della fatica inerente ad ogni lavoro che abbia lo scopo di costruire qualche cosa, significa smussare gli angoli, sopportare, paura di non farcela, resistere; in un tema natale un aspetto di quadrato tra due pianeti indica una questione irrisolta tra loro, una difficoltà a collaborare, che potrà manifestarsi in modi molto diversi tra loro, ma che nella sostanza esprime sempre la stessa difficoltà e incapacità d’integrazione. Chiaramente anche il quadrato crescente è diverso dal quadrato calante: molto più difficile e faticoso il primo che rappresenta il primo vero scontro tra i due pianeti, il velo che si squarcia sulla realtà delle cose, tale aspetto offre numerose alternative che vanno dal fare finta di niente e ignorare la difficoltà, al coraggio di affrontare costruttivamente la situazione, scelte che non mancheranno di presentare il conto in seguito. Il quadrato calante può essere decisamente meno pesante, poiché venendo dopo la presa di coscienza dell’opposizione comporta difficoltà che sono illuminate da tale consapevolezza, è però disastroso quando l’opposizione ha messo in luce il fallimento della relazione, in questo caso è doloroso e impietoso nelle sue conseguenze, anche se ripropone un’ultima, estremamente faticosa e sofferta, opportunità di ristabilire una comunicazione positiva tra le due funzioni planetarie coinvolte.

Dopo il lavoro e la fatica del quadrato, simboleggiata anche dal fatto che quasi sempre i due pianeti coinvolti in tale aspetto si trovano in elementi tra loro incompatibili e disarmonici, abbiamo il trigono in cui la polarità tra i due membri della relazione è superata attraverso la comprensione; il tipo di operazione indicato dal trigono è la “sintesi”, introduce cioè nella polarità (tesi e antitesi) espressa dalle due funzioni planetarie, un terzo fattore, la sintesi, che tale polarità comprende e risolve. Nella fase crescente del ciclo il trigono indica il momento in cui si incomincia a comprendere, ad avere la “visione” dello scopo generale della relazione iniziata alla congiunzione; nel trigono calante ciò che è stato “visto” all’opposizione viene compreso e capito in termini più ampi, non solo nel suo valore e significato personale, ma anche collettivo. In ogni caso il trigono si riferisce ad un processo di crescita ed espansione, è un aspetto facile e i pianeti coinvolti si trovano in segni dello stesso elemento.

Gli aspetti che ci sono tra i pianeti in un tema natale riflettono le relazioni che i pianeti hanno tra loro nel cielo al momento della nascita, se per esempio nella carta di nascita di un individuo c’è un’opposizione tra Giove e Mercurio, significa che nel cielo, alla nascita di quell’individuo, la storia della relazione tra Giove e Mercurio era nella fase di opposizione. In termini pratici ciò vuol dire che le due funzioni psichiche rappresentate da Giove e Mercurio, quali ad esempio tra le tante, l’attenzione puntuale al particolare (Mercurio) e la capacità di formulare visioni globali e significative che riassumano i particolari (Giove), nell’individuo in questione non collaborano facilmente, hanno delle difficoltà, di queste tuttavia il soggetto è consapevole, cioè le “vede”, poiché Giove e Mercurio si trovano nella fase d’opposizione, la fase del confronto, della luce della coscienza.

In termini tecnici, dunque, gli aspetti tra i pianeti corrispondono a determinate distanze significative che avvengono nel corso della loro relazione ciclica, ogni aspetto fra due pianeti deve perciò essere considerato come una “fase” dell’intero processo ciclico. Se adesso consideriamo gli aspetti, cioè le distanze tra i due pianeti come se fossero la base di un triangolo isoscele i cui estremi sono i due pianeti stessi, mentre gli altri due lati coincidono con i raggi di un cerchio e hanno perciò sempre la medesima lunghezza, l’ampiezza dell’angolo che si forma al vertice del triangolo, coincidente col centro del cerchio, varierà al variare della lunghezza della base; quando tale angolo è di 60° avremo un aspetto di sestile, quando è di 90° avremo un aspetto di quadrato, ovviamente nell’aspetto di congiunzione non abbiamo alcun angolo e nell’aspetto di opposizione abbiamo un angolo piatto di 180°.

 

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