O.M.A.T.

Il numero chiave della conoscenza

Nell’affrontare queste considerazioni relative alla problematica, peraltro non sempre facile, della numerologia, non è mia intenzione sviscerare in profondità le molteplici relazioni che intercorrono tra i vari numeri, ma piuttosto trattare l’argomento dal punto di vista filosofico, nelle sue varie implicazioni, sia legate alla metafisica sia alla manifestazione.

Qualsiasi essere animato forma un tutto che è bastevole a se stesso, almeno così dovrebbe essere, ma con la suddivisione sessuale, questo “Tutto in Uno” non è più sufficiente a se stesso.

Questo essere diventando “Due” ha bisogno delle due parti di questo “Tutto” per formare la totalità bastevole per se stessa, con la progenitura, questa dualità diventa una “Trinità”.

All’essere animato così suddiviso è necessario un mezzo di scambio, di comunicazioni, inizialmente questo mezzo può essere tattile, ma quando c’è la presenza della coscienza, quindi dell’intelligenza, necessariamente c’è bisogno di trasmettere l’emotività, il sentimento, infine il pensiero.

Il rumore, il suono, il suono articolato, la parola, sono la manifestazione della complessità della coscienza, sono rivelatori di una molteplicità di cause ed effetti, essi sono talmente abituali al punto che non abbiamo “Coscienza”.

Analogamente la scrittura simbolica, geroglifica, poi ideogrammatica infine alfabetica, permette all’uomo di pensare, di vivere un mondo individuale e di trasmettere ad un altro uomo il suo pensiero, le sensazioni, la sua esperienza e volontà, per mezzo di semplici segni anche senza la diretta presenza della sua persona.

La scrittura, la parola, come tutto quello che ci circonda, si trasforma continuamente questo però non significa un’evoluzione verso la perfezione, perché l’evoluzione può procedere anche in senso opposto, essa è conforme in ogni caso ai tempi ed alle condizioni ambientali.

Molto probabilmente se i mezzi di trasmissione della coscienza fossero rimasti integri e puri, la nostra parola sarebbe un suono modulato e ritmato senza la necessaria grammatica e sintassi, mentre la scrittura si articolerebbe in una serie d’immagini rappresentanti oggetti ed ideogrammi.

Nel calcolo, invece, non c’è niente d’artificiale, ogni essere è se stesso, quindi per prima cosa manifesta il numero, poi constata le altre unità diverse da se stesso, quindi conta.

Ogni creatura può sommare delle unità, fino a quanto lo permette la sua comprensione quantitativa, lo stesso vale per l’uomo, infatti, egli è bloccato dall’infinito perché è il limite della sua comprensione quantitativa.

I numeri sono la misura della nostra manifestazione, l’uomo cerca di definire l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande ma tutto questo il più delle volte, significa quello che sta al di qua e al di là della nostra intelligenza.

Il numero ci governa, ci limita, ci circonda, ci comanda, l’uomo mediante l’intelligenza pretende di comprendere la Vita segreta della Natura, per mezzo della limitata facoltà dell’enumerare vuole conoscere il “Numero”, questo purtroppo è assurdo, l’intelligenza non potrà mai comprendere le reali cause della Vita.

L’universo sensoriale dell’uomo è limitato dai numeri, prendiamo ad esempio il senso dell’udito, noi sappiamo grazie agli strumenti scientifici che esistono dei suoni che non possiamo udire, essi si collocano prima e dopo il campo d’udibilità dell’orecchio umano, quindi esistono dei suoni, in questo caso delle “vibrazioni sonore” che non sono udibili.

L’uomo in un caso simile non è più in grado di enumerare, cessa perciò la sua facoltà intellettiva, interviene quindi un’altra facoltà, per l’uomo moderno ed è la “Ragione”, per gli antichi “Intendimento”, essi sostenevano che questa facoltà appartiene solo all’uomo perché l’ha ricevuta con l’insufflazione dell’anima divina.

La Natura, come anche l’uomo, genera delle vibrazioni fuori del campo uditivo umano, tuttavia l’uomo sa che sono rumori perché la sua facoltà d’intendimento li classifica tali.

Tutto questo è un assurdo fisico, poiché definiscono suono quello che per il nostro senso uditivo non è più tale, ma non è un assurdo per il nostro intendimento.

Questa facoltà è una “Conoscenza” che l’uomo ha, essa è svincolata da ogni esperienza, quindi è una “Conoscenza a priori”, ci permette di percepire cose che l’intelligenza comune ed i sensi non possono confermare.

La facoltà d’enumerare è limitata, perciò necessariamente pone un infinito, il Numero però è fuori dei limiti, non conosce l’infinito, la nostra intelligenza è la facoltà che usiamo per enumerare, l’intendimento è la conoscenza del “Numero”, ci permette di capire un infinito “incommensurabile”, altro assurdo fisico.

L’uomo con la sua facoltà intellettiva ha elaborato un’articolata aritmetica, però finché si sforzerà di estendere la sua comprensione dell’enumerare, non sarà mai in grado di conoscere la reale natura del Numero.

L’uomo è in grado di riconoscere una cosa se questa è posta fuori di lui, il finito può postulare un infinito, ma l’Universale non può limitarsi ad un particolare.

Il Numero, è bene specificare, non è un calcolo ma piuttosto una “Entità”, quando in aritmetica diciamo tre lo rappresentiamo graficamente con la cifra 3, intendiamo tre unità addizionate, quando ci riferiamo al Numero tre, lo rappresentiamo generalmente con un triangolo, uno spazio triangolare, infatti, tre unità si possono unire con una successione di linee formanti un triangolo.

Il Numero è un’entità, un’individualità, quindi si può postulare che si configuri in un essere comprendente un ego, è una misura, una quantità, è una funzione che esiste in quanto rapporto, è una forma.

Qualsiasi cifra, intera o frazionaria rappresenta una grandezza, una determinata quantità, il Numero come già detto è una funzione, per comprenderlo meglio è necessario approfondire la geometria.

Prendiamo ad esempio un cerchio, per calcolare la circonferenza, si deve usare il p, esso è un numero “incommensurabile”, analogo alla cifra dell’infinito, dato un valore finito al diametro, la circonferenza ha, conseguentemente, un valore incommensurabile, viceversa se la circonferenza ha un valore definito il diametro avrà un valore incommensurabile, quindi diametro e circonferenza sono grandezze qualsiasi, p è il loro rapporto, la loro funzione.

Analogo esempio lo troviamo nel quadrato, ponendo il lato con valore 10, la sua superficie è 100, la metà avrà quindi valore definito uguale a 50, ma se tracciamo la diagonale che divide il quadrato in due triangoli uguali il valore della stessa è incommensurabile.

Il valore del p, come di tanti altri numeri incommensurabili, non è né troppo grande né troppo piccolo, ma non siamo in grado di scriverlo nella sua interezza.

In geometria i valori sono rapporti, definiscono la forma, anzi è la forma che determina il rapporto.

Il Numero è una funzione, mai una cifra aritmetica, non è né finito né infinito, è universale, è un’entità, una forma.

Scomponendo questa forma, troveremo gli elementi in relazione tra loro, alcuni finiti altri infiniti, così facendo si passa dal Numero-Intendimento alla cifra-intelligenza, in altre parole dalla nozione universale all’intelligenza concreta.

L’uomo può, con discreta facilità, analizzare solo il particolare, che è l’immagine analogica dell’Universale; il Numero, poiché non è analizzabile, è un’entità indivisibile, presenta una forma astratta e delle relative funzioni.

Il comporre o lo scomporre le cifre, non potrà mai portare alla conoscenza del Numero, i numeri sono androgini o sessuati, attivi o passivi, vita o morte, non sono quantità ma piuttosto qualità del mondo.

Queste considerazioni ci portano a considerare il Numero come un ente cosmico, per la cui comprensione, è necessario possedere una particolare mentalità, l’uomo così dotato ha la possibilità di aprire uno spiraglio alla conoscenza delle Leggi Cosmiche.

Parafrasando una frase biblica si può affermare che i Numeri sono ciò che sono, creano particolari rapporti tra loro, da loro derivano certe inevitabili funzioni, in altre parole sono “Leggi” che s’impongono e nessun argomento è in grado di opporsi.

Non è forse strano l’incontestabilità, l’inevitabilità ed impossibilità del Numero a piegarsi alla ragione?  Ci troviamo di fronte, forse, a qualcosa d’assoluto?  La Natura per sua stessa configurazione forse non rifiuta quest’assoluto?

Già Platone nel Timeo affermava che il Numero apparteneva al “Mondo Eterno”, infatti, associava il mondo immutabile ed increato al Numero.

La Scienza del Numero è “Scienza dell’Unità”, ci fa capire che ogni cosa deriva dall’Unità, a questa ritorna attraverso la diversità, è l’espressione esteriorizzata del nostro mondo quale immagine del Mondo Eterno.

L’uomo, nel mondo della materia, non può assolutamente comprendere l’Unità, ma per mezzo del suo intendimento è in grado di postularne l’esistenza.

La matematica postula l’unità con una semplice frazione  {math}a/a=1{/math} , questo significa che qualsiasi grandezza può essere considerata di valore “uno”, perché qualsiasi cosa può essere divisa una volta per se stessa.

Questo ragionamento, semplice, soddisfa la nostra intelligenza, ma se lo analizziamo più in profondità si scopriranno delle cose curiose.

Una mezza mela divisa per se stessa da come risultato ancora “uno”, naturalmente questa unità non significa una mela ma semplicemente “uno”, ne consegue che la nozione dell’Unità non è assoluta poiché una qualsiasi quantità può essere divisa dalla sua stessa quantità, come {math}2/2=1{/math} ,{math}3/3=1{/math} , ecc…

L’intelligenza numerica umana, come già detto ha dei limiti, perciò oltre un certo punto si può soltanto scrivere {math}Infinito/Infinito=Uno{/math} , questo può essere logico per l’intelligenza, ma sicuramente è illogico per l’Intendimento, in quanto “Infinito” non ha limiti, perciò non si può né misurare né esprimere.

L’unità aritmetica, quindi, non è un’unità vera, eterna ed intangibile, è soltanto un’unità quantitativa, che porta a formulare un altro assurdo per l’Intendimento:   1: {math}1/Infinito=Infinito{/math}  .

E’ facile notare come tutto questo ragionamento non serve a niente, serve solo ad ingannarci, fino a quando restiamo ancorati alla sfera dell’intelligenza cerebrale saremo relegati nell’impossibilità di avvicinarsi alla realtà del Numero.

La coscienza della nostra Anima Divina ci fa percepire che deve esserci una “Unità Originale”, indivisibile non composta di parti, la quale è l’origine della totalità dell’esistente, perché tutto quello che esiste è nato, si è trasformato, quindi subisce nascita e morte, perciò non è assoluto, la nostra intelligenza può accettare questo, ma è impossibilitata a comprenderlo.

Ognuno deve fare lo sforzo, sicuramente non da poco, di non accontentarsi più di “ammettere” con l’intelligenza, ma di “affermare” con l’Intendimento.

L’uomo, ognuno di noi, come può affermare che esiste quest’Unità?

Nell’uomo ci deve essere qualcosa in grado, se non di comprendere questo “inconcepibile”, almeno di circoscriverlo; questo “qualcosa” è la nostra coscienza, tale termine significa: “scienza con …”, occorrono cioè due elementi distinti per far germogliare la coscienza.

Ognuno di noi ha coscienza del senso della “grandezza” se questa si può paragonare a qualche altra grandezza, ad esempio una cosa grande confrontata con una piccola, oppure possiamo avere coscienza dell’esistenza di una cosa se riusciamo a paragonare questa a quando la stessa non era in esistenza.

Una cosa, qualsiasi essa sia, se esiste poiché tale, per sua intrinseca natura, non potrà essere percepita dall’uomo, non potrà avere coscienza della sua esistenza.

L’uomo ha coscienza della luce perché vi è il giorno e la notte, può fare in altri termini un paragone tra due differenti stati, qualora non fosse in grado di fare questo paragone non avrebbe coscienza della luce, così è per tutte le cose.

Accettato il presupposto che la nostra coscienza esiste perché vi è il confronto, è altrettanto inevitabile accettare che la nostra affermazione deriva unicamente dalla negazione, perciò alla base di tutto il processo intellettivo vi è una scissione, una divisione tra una parte che afferma rispetto ad una che nega.

Il mondo dei Numeri è il Mondo Eterno, invariabile, nel quale esiste solo l’affermazione, al contrario del nostro che è variabile e che procede per successive negazioni fino a raggiungere l’affermazione.

Al termine di tutta una serie di riflessioni, si giunge alla conclusione che esiste un’Unità Reale ed indivisibile, ma conseguentemente incomprensibile; da quest’Unità nasce, mediante una scissione, la nozione comprensibile, quindi all’origine di tutte le nozioni c’è l’Uno, poi il Due, dal frutto del loro rapporto si origina il Tre, la Trinità.

Questa è la Divina Trinità, che infallibilmente è all’origine d’ogni cosa e ragionamento, di tutti gli esseri, sostiene tutto, è il fondamento su cui è strutturato il mondo, perché tutto quanto deriva da questa Trinità.

L’Unità ha in sé la possibilità d’essere e di non-essere, ha natura androgina, la Dualità ha già in sé la scissione, la divisione, emana dall’Unità ed è essenzialmente femminile.

La Trinità è un’immagine dell’Unità Assoluta, pur essendo una nuova unità creatrice non è più assoluta, seppur in qualità d’unità creatrice partecipa dell’Assoluto.

L’uomo l’ha chiamata in molti modi: “Padre, Figlio e Spirito Santo”, oppure “Osiride, Iside ed Horo”, o anche “Brahma, Shiva e Vishnu”.

Il saggio dirà semplicemente: Uno, Due e Tre, poiché lungo la via del ritorno è necessario spogliarsi di tutte le immagini e forme, è imperativo diventare puri, ricercare i Princípi cercando di non cadere più nell’immagine concreta e nell’illusione della forma.

Il saggio iniziato giunge così alla porta del Mondo dei Numeri, ogni ulteriore passo è la scoperta di un nuovo mondo, sono necessarie però tutte le facoltà per riuscire a passare da un numero ad un altro.

L’Unità appena si sdoppia, presentando i due aspetti comprensibili d’ogni cosa, nasce la Trinità, analogamente una superficie, prima forma comprensibile, deve avere almeno tre lati.

Il numero tre ricorre in tutta la manifestazione, così lo spettro della luce ha la base formata da tre colori: rosso, giallo e blu, sono sufficienti tre suoni per formare un accordo musicale ed ancora maschio, femmina ed il loro prodotto danno origine alla specie.

Il Neter dei Neter contemplando la propria faccia crea il Mondo, è una scissione, una divisione, se osserviamo le forme viventi scopriamo che all’origine, di qualunque forma, vi è la divisione, se la forma non si divide per se stessa, non c’è procreazione, lo sanno bene i biologi quando osservano le amebe, i bacilli ed ogni cellula nella fase della cariocinesi.

Dopo quanto detto è ormai palese a tutti che il mondo, la manifestazione, è l’Unità divisa, quindi analogicamente, essendo questa una funzione fondamentale, dobbiamo trovarla tutte le volte che ci sarà creazione, più esattamente pro-creazione, in altre parole ad immagine della creazione.

L’Unico non procrea: E’.

Il mondo viene in esistenza appena Egli contempla se stesso, in estrema sintesi è questa la base d’ogni filosofia.

Per procreare è necessaria la presenza attiva dei Tre Princípi in Uno, essi debbono possedere due opposte nature, l’una derivata dall’altra: Adamo ed Eva.

Uno moltiplicato uno è sempre uno mentre due volte due fa quattro, cioè una superficie, una forma, siamo riusciti a penetrare sotto la prima pelle della Natura dei Numeri, riassumendo possiamo affermare:

  • L’Uno è la causa, in potenza, di tutto l’esistente.
  • La Dualità in opposizione all’Uno genera
  • La Trinità, base reale della manifestazione.

Conosciamo pure le funzioni della creazione:

  • La divisione quale mezzo per trasmettere la Vita.
  • L’addizione unificante di ciò che è separato fin dalla sua origine
  • La moltiplicazione quale veicolo della procreazione

Il Numero ha anche molte altre curiosità, ad esempio l’insieme di: Uno, Due, Tre ed il Quattro, la prima forma creata, disposti a triangolo formano la famosa decade o TETRACTYS:

1

1      1

1      1      1

1      1      1      1

In questa semplice rappresentazione sono contenute tutte le possibilità della manifestazione, nella Decade trovano origine i Quattro Elementi di tutte le forme, analoghi ai quattro temperamenti delle varie espressioni viventi.

I Saggi Maestri Passati riassumevano la scienza della Decade con queste parole: “Tutto è derivato dall’Uno, ritorna all’Uno per mezzo dei tre Princìpi e dei Quattro Elementi”.

Naturalmente la Decade ci riserva ancora molto, come i molteplici insegnamenti che si scoprono con lo studio profondo e l’analogia.

Proviamo, insieme, a scoprire almeno qualche singolarità, ad esempio perché gli Antichi hanno denominato “Elementi” i Quattro Numeri della Decade?

Bisogna considerare ogni Numero come un’Unità che a sua volta è in grado di generare, ognuna di queste Unità contiene in sé il carattere e le qualità delle precedenti.

La Natura di questi Numeri ha le seguenti corrispondenze:

1

1      1

1      1      1

1      1      1      1

FUOCO

ARIA

ACQUA

TERRA

Questo significa che il Fuoco è all’origine di tutto, manifestandosi porta in essere il Tre–Acqua, esatto contrario della causa, perciò si può affermare che il Fuoco è presente tre volte nell’Acqua, due volte il Fuoco nell’Aria e due volte l’Aria nella Terra.

Nell’Acqua sono presenti Aria e Fuoco, vale a dire Tre che proviene da Uno e da Due, nella Terra, il Quattro, c’è Acqua e Fuoco, in altre parole Quattro proviene da Tre e Uno, quindi tutto il manifesto è la risultante del rapporto del Fuoco “Uno” con l’Acqua “Tre”.

E’ una similitudine un po’ forzata, perché la Natura della Decade è metafisica, ma poiché gli “Elementi” sono gli archetipi costitutivi delle cose create, necessariamente anche loro devono poter diventare materiali.

Gli “Elementi” saranno realmente la base materiale solo quando ognuno possederà le tre nature, vale a dire quando la natura del Fuoco sarà triplice di Uno, quella dell’Aria lo sarà di Due, quella dell’Acqua di Tre ed infine quella della Terra sarà triplice di Quattro, ecco perché gli Antichi consideravano ogni Elemento partecipe di tre Princípi e li rappresentavano con triangoli, differenti tra loro perché differenti sono le loro qualità.

Le qualità che la materia creata può avere si possono riassumere in: “Caldo, Freddo, Secco, Umido”, esse riassumono tutte le possibilità qualitative della materia.

Qualsiasi cosa si può riconoscere mediante due di queste qualità, ad esempio il caldo può essere umido o secco, così il Fuoco è detto caldo e secco, l’esatto contrario dell’Acqua che è fredda e umida, l’Aria è calda e umida, è un Fuoco cui è stata tolta l’umidità, la Terra è fredda e secca, come un’Acqua privata dell’umidità ed un Fuoco del caldo.

In questa breve genealogia degli “Elementi” è racchiusa tutta la scienza della Genesi.

I nostri Saggi Maestri Passati, hanno rappresentato, a ragione, le qualità degli Elementi con triangoli, notiamo che il Fuoco è rappresentato con un triangolo rivolto verso l’alto, la Causa, quello dell’Acqua è rivolto verso il basso, rappresenta la manifestazione della Causa.

La perfezione, l’equilibrio, regna quando un singolo non domina su un altro, quando i Quattro Elementi ritornano all’Uno, quando le Quattro Qualità sono compensate, pertanto Fuoco+Acqua, si possono rappresentare con l’esagramma, nella Cabala con la “Stella di Davide”, oppure con la funzione di p, quale chiave delle misure cosmiche ed il simbolo della Realtà, sintetizzato nella Piramide.

Ecco perché la Piramide è stata, per le antiche civiltà, un modello di un messaggio generalizzato ancor oggi poco conosciuto, la sua base quadrata, rappresenta al meglio il quadrato dei Quattro Elementi, la cui natura triangolare è sintetizzata dalle rispettive e facce.

E’ facile comprendere come ogni passo, mosso sul terreno dello studio dei Numeri, porta chi lo compie alla scoperta e relativa investigazione delle Leggi del Mondo.

Della Tetractys conosciamo i quattro Numeri e le loro qualità, i tre Princípi vitali, i quattro Elementi e la loro natura, sappiamo che vi è un triangolo non generato ed un quadrato generato, ma non conosciamo ancora nulla della loro natura e possibilità.

Il triangolo dell’Origine raggruppa nove Unità attorno all’Unità Divina Incomprensibile, analogo al mito faraonico descritto dal Mistero Eliopolitano in cui si enuncia la creazione dell’Enneade, in altre parole i nove Princípi sorti da Nun, le Acque Primordiali.

Nella Cabala analogicamente troviamo i nove Sephiroth, le nove schiere Angeliche circondanti il Trono del Dio nascosto, a questo punto possiamo affermare di capire di non poter capire, di non poter conoscere niente di “Iniziale” che non sia triangolare, perciò possiamo incominciare a conoscere qualcosa che sarà disposto attorno alla Trinità originale, ma sarà questa ancora una figura triangolare.

Il triangolo dei Dieci, Tetractys, è il triangolo metafisico, mentre il triangolo dei Quindici o Pentactys, è il primo triangolo delle cose manifeste:

1

1      1

1      1      1

1      1      1      1

1      1      1      1      1

Analizzando questo triangolo, si noterà che lungo i lati vi sono dodici aspetti manifesti, animati ed animanti, sono i dodici Luoghi preposti a formare il corpo animato, in altre parole lo zodiaco.

E’ la residenza del Dio animatore che dona la Vita, i dodici luoghi del Mondo, dominanti le altrettante parti del corpo.

Sono i “Canali” del corpo, nei quali scorre il flusso ed il riflusso cosmico e che veicolano l’energia solare, sia bianca sia rossa, attraverso i luoghi nei quali sonnecchiano le energie racchiuse negli organi.

Ciascuna di queste dodici energie si sveglia al passaggio di Ra, sia durante la notte sia durante il giorno, poi si riaddormenta, parallelamente nell’agopuntura cinese è noto che ogni meridiano sia in piena attività per un periodo di due ore.

Le tre principali mitologie dell’Antico Egitto rispecchiano quanto è stato detto a proposito della Tetractys metafisica e della Pentactys manifesta.

Nei Tempi d’Eliopoli, infatti, s’insegnava la metafisica dell’Opera Cosmica mediante la rivelazione dell’atto creativo della separazione dall’Unicità, “Nun”, e la conseguente nascita dei nove Princípi, ossia gli archetipi del mondo manifesto.

Con l’insegnamento di Memphis prendono forma i princípi metafisici, perciò Ptah, Sehmet e Nefertum formano la prima Triade formale, la quale spiega quello che era affermato ad Eliopoli.

Il risultato di questa Genesi si concreta definitivamente solo a Tebe con la Triade Amon, Mut e Khonsu, un aspetto curioso ed anomalo del mito si spiega per mezzo della Pentactys: a Tebe la “Grande Enneade” comprende quindici Neter, l’ultimo dei quali è Iuni, uno degli aspetti d’Amon, detto “Signore dei nove e della Festa della Luna Nuova”.

Un’altra singolarità è rappresentata da Thot, il padrone del tempo, dei Numeri e delle misure, infatti, Thot è la figura che occupa il quindicesimo dito del “cubito reale”, è il Maestro del quindicesimo nome sia dell’Alto sia del Basso Egitto.

E’ Thot che presiede ai tempi lunari, è il cocchiere della barca solare nel suo navigare attraverso le due volte dodici ore del ciclo giornaliero, e le altrettante stazioni annuali.

Dodici unità, animate dal Triangolo divino, sono necessarie per determinare il triangolo nella sua forma, la loro somma è uguale a quindici.

Altra singolarità della Pentactys è di avere, tra le dodici unità manifeste, la base formata da cinque unità, altre quattro sul lato destro e tre su quello sinistro ma cinque, quattro e tre sono i Numeri del Triangolo Sacro Pitagorico.

E’ risaputo che il quadrato di tre è nove, dal carattere maschile ed il quadrato di quattro è sedici, dal carattere squisitamente femminile, la somma di questi quadrati è venticinque, ossia la perfezione del “quadrato” procreatore, ma venticinque è il quadrato di cinque, questo è l’ultimo dei numeri creatori, è il numero che chiude il ciclo dei numeri “causa” o numeri “originali”.

Lo sapeva molto bene Mosè; infatti ha composto la Genesi, descritta nel Pentateuco, proprio in cinque libri o fasi, così è per la Pentecoste, vale a dire la rivelazione cristiana, come anche le cinque dita della mano o la rappresentazione dell’uomo, quale ultima espressione della manifestazione, con la stella a cinque punte: quattro membra e la testa.

Analogia e similitudine con un antico papiro che afferma: “Così l’Uno ha creato il Mondo fino all’uomo, prima si è diviso in due aspetti di se stesso, poi si è guardato ed ha visto, da solo, l’altra Faccia, così fu Due, cioè Uno, Uno”.

Non è difficile collegare le quattro membra con il simbolo per antonomasia dei cristiani: la croce, essa non è formata da bracci uguali, quello verticale in alto ha valore di tre, quello verticale in basso vale quattro ed il braccio orizzontale corrisponde a cinque.

La croce, non solo, forma due diametri, tre differenti misure, quattro triangoli, ma raffigura anche a e w, cioè “Tutto” e l’uomo è fissato sulla stessa.

La Trinità o Tre Princípi d’ogni cosa: Zolfo, Mercurio e Sale, cioè Fuoco che anima, Materia che sostiene e Forma che fissa, non possono esistere senza la Dualità, matrice dei Quattro Elementi fondamentali, il Fuoco e l’Aria contenuti nell’Acqua e nella Terra.

Questi Quattro Elementi, in cui sono immanenti i Tre Princípi, provengono dai Dodici Luoghi del Mondo; ecco la Matrice del Tutto, matrice che si feconda di per sé ed in se stessa.

Ha così inizio l’evoluzione di tutto ciò che, per mezzo del Mistero dei Numeri, è diventata la Legge dell’Armonia Cosmica.

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