O.M.A.T.

L’uomo e il suo divenire secondo il Vedanta

L’opera di René Guénon è costruita ed elevata su un piano di esperienza spirituale e di profondità intellettuale quasi sconosciuto alla nostra epoca e rappresenta attualmente l’unica via sicura per accedere e ritrovare i significati perduti dell’ortodossia metafisica e del suo simbolismo. Quest’opera è un tutto completo; essa, da una parte, è una severa e reiterata giustiziera di quell’ordine profano che è il mondo moderno occidentale, dall’altra, è l’esposizione sempre precisamente chiara e serena dell’ordine sacro dei principi supremi. Non si può dunque, come ultimamente hanno fatto degli scrittori abituati alla critica filosofica e letteraria, prendere in esame e condannare una soltanto di queste parti, ignorando completamente l’altra; ciò è ingenuo e risibile.

Chi non ha nessun sospetto di realtà d’ordine superiore, potrebbe infatti facilmente supporre che l’aspetto antimoderno dell”opera del Guénon sia fine a sé stesso e, per conseguenza, confonderlo con una delle tante opere sorte dal travaglio mondiale del dopoguerra. Le serene e precise opere del Nostro provengono, è vero, da un travaglio interiore, ma ben diverso, sotto ogni rapporto, da quell’ insoddisfazione individualista, che ha spinto altri a parlare di “crisi”; esse non sono nate da farneticazioni vaghe, per le quali chi parla di “crisi” vi è lui stesso implicato, ma dall’ intuizione d’un piano superiore di realtà, di un punto immobile di là dalle contingenze che s’urtano inconciliate in un divenire fatale. Chi ha scoperto l’inganno del “mentale”, che prevalentemente forma l’individuo, chi ha superato gli “incagli” interiori, ma superficiali, su cui è costruita la “psicologia” dei moderni ed i cui prolungamenti sottocoscienti producono la fenomenologia del “neo-spiritualismo”, quegli non può che riferirsi all’intellettualità pura, che è la spiritualità vera. Riconoscere questi principi è integrarsi nell’equilibrio perfetto, significa avere un punto sicuro a cui tutto poter riferire, un termine di giudizio per discernere le cose relative da quelle essenziali.

Mai perdendo di vista questi principi, il Guénon ha giudicato ed ha condannato il “mondo moderno”. Egli mai ha negato le idee di questo: il progresso, la scienza, la psicologia, la storia; ma le ha subordinate nella “gerarchia totale”; le ha cioè viste nel loro relativismo e nella loro contingenza, come cose che “cambiano col mutare del punto di vista”. Egli ha Invece reiteratamente condannato l’autorità assoluta che esse godono nel “mondo moderno”. Ed ecco, a questo proposito, quant’egli dice di una di queste idee, che fece andare in sollucchero l’umanità “fin de siècle”, ma che ora, pur restando come una gigantesca allucinazione nelle masse, è superata dalla così detta critica storica e dalla filosofia. Riferiremo queste frasi, perché esse, partendo dall’ idea del “progresso”, mostrano quali altri profondi complessi un’idea può formare nelle folle e come tutto ciò si ricolleghi alla sentimentalità ed alla materialità, che rappresentano i germi profondi e le forze plasmatrici dell’ individuo e della società attuale.

“Se si indaga” – scrive il Guénon – quali sono i rami del preteso progresso di cui oggi si parla……ci si avvede che essi si limitano a due categorie; il “progresso materiale” e quello “morale”…..Senza dubbio alcuni parlano anche di “progresso intellettuale”, ma questa espressione è sinonimo anche di “progresso scientifico” e si riferisce soprattutto allo sviluppo delle scienze sperimentali ed alle loro applicazioni…….In quanto alla concezione del “progresso morale”, essa rappresenta un altro elemento predominante della mentalità moderna, intendiamo la sentimentalità. Sappiamo che certuni vogliono contrapporre il sentimento alla materia; fare dello sviluppo dell’uno una specie di contropeso al dilagare dell’altra…….Questo è, in complesso, il pensiero degli intuizionisti, che, associando indissolubilmente l’intelligenza alla materia, tendono a liberarsene con l’aiuto d’un istinto abbastanza mal definito; questo è il pensiero certamente dei pragmatisti, per i quali la nozione d’utilità, destinata a sostituire quella della verità, si presenta contemporaneamente nell’aspetto materiale ed in quello morale…. Infatti la materialità e la sentimentalità, lungi dall’opporsi, non possono mai separarsi l’una dall’altra ed entrambe raggiungono insieme il loro massimo sviluppo; ne abbiamo la prova in America, dove, come abbiamo detto nei nostri precedenti studi sul teosofismo e sullo spiritismo, le peggiori stravaganze pseudo-mistiche nascono e si diffondono con incredibile facilità, nello stesso tempo che l’ industrialismo e la passione per gli “affari” sono spinti ad un grado che confina con la follia.

Quella personalità fortemente temprata, che riuscisse a ben comprendere il lato umano della vita, potrebbe certamente, poi, intuire, prevedere, l’esistenza d’un piano super-umano, di una “Scienza sacra” iperlogica, contemporaneamente Arte e Scienza : l’Arte della “Grande Opera” ermetica, conosciuta specialmente dagli Occidentali pre-moderni, per cui attraverso la Morte iniziatica si perviene alla “Vera Luce”, che si effettua dopo quella fase d’oscurità chiamata la “discesa agli Inferni”; e Scienza quanto alla sua trasposizione nell’ordine simbolico dei principi metafisici. In virtù di questa Conoscenza Divina, l’uomo, da essere individualizzato, vivendo il pensiero in modo tutto diverso da quello dell’uomo ordinario, perviene a superarsi; e, elevandosi all’ intellettualità pura, raggiunge una tale posizione spirituale per cui nè in sè, nè fuori di sè stesso troverà più contrari od opposti e, con la realizzazione dell’ Universale, perverrà allo stato incondizionato, la Mukti degli Indù.

Perché si possa pervenire a questa intellettualità pura, anche se teoricamente, bisogna accorgersi ed intuire, per poterlo poi superare, che nell’uomo vi è il “mentale”, il pensiero riflessivo e discorsivo, appunto ciò che permette ogni sorta di suggestione e d’illusione, che ci mummifica in uno stato determinato, che ci forma in quanto individui, rendendoci sempre più uguali all’ambiente. Di la dal “mentale” v’è l’oceano, le possibilità indefinite, gli orizzonti senza confine, l’Essere e poi qualche cosa oltre lo stesso Dio, ciò che proprio è prerogativa della metafisica.

Lo scopo principale del Guénon è appunto una Conoscenza vera, intuitiva, non razionale, scientista o sentimentale e mistica. Tali concezioni non sono mai totalmente esprimibili e necessitano una facoltà intellettuale pura che si appoggi sui simboli; questa Conoscenza d’ordine universale deve essere, secondo il Guénon, “oltre tutte le distinzioni di cui quella di soggetto ed Oggetto ne rappresenta il tipo fondamentale e generale”. E’ necessario, per questa Conoscenza iper-logica, una facoltà non d’ordine individuale, come la ragione e la riflessione, ma, secondo quanto già abbiamo detto, una facoltà di carattere immediato, intuitivo, da non confondersi con 1’intuizione moderna, vitalista e bergsoniana, la cui pseudo-metafisica pretende astrarre dai simboli. Questa Conoscenza non può comunicarsi per iscritto e non è un sogno ideale che svanisca come fumo d’oppio, ma invece è la realtà stessa delle cose, la realtà profonda, assoluta, l’unica vera, non partecipata, aliena dalle nebbie mistiche e dalle estasi religiose; essa è oltre la speranza ed il timore e si diffonde nello spirito per l’identificazione dell’essere con ciò che ha intuito in virtù di questa Conoscenza; essa è la traslazione del piano umano su quello metafisico, la trasformazione delle possibilità dell’essere oltre i limiti dell’ individualità. Questa Conoscenza non è monopolio esclusivo di caste sacerdotali orientali, ma era nota e ben nota agli Occidentali antichi, prima della Rinascenza e dell’ Umanesimo, e consisteva nella sapienza ermetica e rosa-croce, di cui facevano parte l’Alchimia e l’Astrologia, scienze non divinatorie od empiriche, ma cosmologiche ed iniziatiche : la prima, infatti, per esempio, non era la scienza di fabbricare l’oro fisico, ma invece quella di realizzare l’oro filosofico – esempio tipico di questa in-comprensione nei moderni è quello di Jollivet-Castelot – essa è quell’assunzione della natura “sub specie interioritatis”, su cui 1’Evola ha ultimamente scritto lo studio più documentato che io sappia, quantunque forse egli si riferisca particolarmente all’azione pura piuttosto che all’ intellettualità pura (1)

Questa Conoscenza è il perfetto equilibrio, poiché per raggiungerla è necessario sfuggire al “mentale”, vale a dire ai contrari; bisogna elevarsi ad una conoscenza e ad una intuizione profonda di sé stesso, per poi trascendersi ed inverarsi in stati superiori indefiniti e di là da quest’indefinito all’Infinito. “Finché la conoscenza si limita al mentale” – scrive il Guénon – non è che una semplice conoscenza “per riflesso”, come quella delle ombre che vedono i prigionieri della caverna di Platone, dunque una conoscenza indiretta e del tutto esteriore. Passare dall’ombra alla realtà, colta direttamente in se stessa, è passare dall’”esteriore” all’”interiore”, passaggio che implica la rinunzia al “mentale”, vale a dire ad ogni facoltà discorsiva, ormai impotente, poiché non potrebbe superare i limiti imposti ad essa dalla sua stessa natura. L’intuizione intellettuale sola è oltre questi limiti e non appartiene all’ordine delle facoltà individuali.

Il passaggio dall’”esteriore” all’”interiore” è il passaggio dalla molteplicità all’unità, dalla circonferenza al centro, al punto unico da cui è possibile all’essere umano, restaurato nelle sue prerogative dello “stato primordiale”, di elevarsi agli stati superiori ed in virtù della realizzazione totale della sua vera “essenza”, di essere infine effettivamente, quello che esso è virtualmente da ogni eternità.

Quest’intuizione intellettuale, astraendo dalla ragione, non può che rivolgersi ai simboli, per l’attuazione di questa stessa conoscenza. Aver coscienza del simbolo è avere la conoscenza della contemplazione metafisica e significa concepire la natura in uno splendore ed in una bellezza superiore. Allorché entra in gioco la conoscenza ottenuta per mezzo del simbolo, è necessario appurare se è più o meno profonda, poiché la Verità, per noi, s’identifica all’aspetto il più profondo di tutti gli altri significati vari e contingenti delle cose; ciò vale ad affermare che non vi sono verità facili, alla portata di tutti; essa è invece un fatto teocratico, prendendo questa parola nel suo significato etimologico, quantunque si appoggi a valori gerarchici, per cui è possibile a tutti partecipare ai suoi diversi gradi, secondo le qualità rispettive.

Presentemente noi abbiamo in generale sfiorato un soggetto vastissimo, che non pretendiamo aver riassunto, ciò essendo impossibile, poiché queste dottrine non si possono volgarizzare. Per capirle bisogna studiarle nella loro interezza, poiché esse si estendono a domini vastissimi: a simbolismi, ad ascetica, a studi tradizionali, a riti, a tutta una vera scienza complessa e completa. Il lettore, che leggerà con attenzione il presente libro, rileggendolo più volte se è necessario, se ne renderà conto lui stesso, poiché esso non si limita ad esporre le dottrine tradizionali indù, ma le avvicina e le ricollega alle dottrine tradizionali di tutti i tempi.

Il Guénon ha sviluppato con una sapienza poco comune ciò di cui abbiamo detto; egli ha svolto il significato propriamente dottrinale di questi argomenti nelle sue tre opere di carattere prevalentemente espositivo e costruttivo: L’Introduction generale a l’etude des doctrines hindoues, L’Homme et son devenir selon le Vêdânta e Les Etots multiples de l’être, complemento magnifico d’un altro suo studio tradizionale, Le Symbolisme de la Croix. La produzione di René Guénon non si limita soltanto ai dodici volumi che finora ha pubblicato, alcuni dei quali sono intesi a ripulire il terreno dalle male erbe, secondo l’espressione di uno scrittore di forte dottrina, Arturo Reghini; ma egli va inoltre esponendo da anni, nella rivista francese Etudes Traditionnelles (nuovo titolo dell’antica rivista Le Voile d’Isis), tutta una serie di studi tradizionali, di delucidazioni precise, di rettificazioni chiare, sempre serenamente logiche, circondato da collaboratori di grande dottrina, fra i quali ci piace citare particolarmente Frithiof Schuon, conoscitore profondo dell’ortodossia islamica, e Andrè Prèau, espertissimo nelle dottrine tradizionali dell’Estremo-Oriente. In questi articoli, il Guénon, oltre a studi di simbologia, si è dedicato a condannare quelle idee moderne che si danno per tradizionali, mentre non sono che la trasfigurazione satanica di esse, vale a dire che sono la contraffazione d’ogni vera Tradizione.

L’opera di René Guénon che abbiamo tradotta, è del tutto estranea, anzi, come si vedrà, è un’intransigente giustiziera delle interpretazioni, abusate ormai, della Società Teosofica sulle dottrine indù, contro la quale il Guénon ha pubblicato (Le Thèosophisme, Histoire d’une pseudo-religion) la documentazione più completa e schiacciante che sia stata fatta sul neo-spiritualismo contemporaneo.

Preghiamo specialmente i lettori di volersi rivolgere e soffermare in particolare sulle note, dove troveranno studi di grande rilievo ed importanza, specialmente per le analogie ed i riferimenti fra la Bibbia ed il Vêda, le due grandi fonti dell’ortodossia, ed in generale fra le tradizioni occidentali, orientali ed il cattolicesimo, che in sé comporta e conserva nei simboli, nei riti, se non nello spirito dei suoi attuali rappresentanti, valori indubbi di realtà superiori, che potranno rappresentare, o per lo meno lo potrebbero, l’”Arca santa” che ha preservato nei secoli, latenti, le possibilità per un nuovo e normale ordine gerarchico e quelle propriamente concernenti l’essere, per la sua realizzazione superiore.

Avvertiamo i lettori che la nostra traduzione è rigorosamente fedele all’originale, le più piccole sfumature del testo sono state scrupolosamente rispettate. Ogni tentativo di traduzione libera e “letteraria” sarebbe risultato a scapito della chiarezza delle idee esposte dai Guénon. Avvertiamo ancora che il testo francese stesso è molto lontano dalle abitudini “letterarie”, e che il Guénon ha dovuto, per così dire, “fabbricare” tutto un linguaggio, quasi matematico, per poter esprimere  “esattamente” le idee della metafisica indù.

Se qualcuno potrà avere il sospetto di che cosa è veramente l’ortodossia metafisica, l’“Identità Suprema” o la liberazione, egli potrebbe forse essere sulla via per l’attuazione del suo celeste destino.


l'uomo e il suo divenire secondo il vedanta
l’uomo e il suo divenire secondo il vedanta

René Guénon

« Tutto ciò che è, sotto qualsiasi modalità si trovi, avendo il suo principio nell’Intelletto divino, traduce o rappresenta questo principio secondo la sua maniera e secondo il suo ordine d’esistenza; e, così, da un ordine all’altro, tutte le cose si concatenano e si corrispondono per concorrere all’armonia universale e totale, che è come un riflesso dell’Unità divina stessa. »
(René Guénon, Il Verbo e il Simbolo, gennaio 1926, ora in Simboli della Scienza sacra, Adelphi, Milano 1975, p. 22)

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