Nascita di un Culto
Comunemente si tende a scambiare il mezzo con lo scopo e, con il tempo, gli strumenti del proprio progresso si arricchiscono di tali e tanti fronzoli che finiscono per diventare simboli di Culto e come tali venerati.
Una parabola Sufi ricorda uno di questi casi e ammonisce l’esoterista dal cadere in questo errore.
Fraternamente
Marco Macrì
La storia del fuoco
Un uomo contemplava l’operato della natura. A forza di concentrazione e di attenzione, finì per scoprire il modo di accendere il fuoco.
Quest’uomo si chiamava Nur. Decise di viaggiare di comunità in comunità per condividere la sua scoperta con la gente.
Nur trasmise il segreto a molti gruppi. Alcuni trassero beneficio da questa conoscenza. Altri, pensando che fosse pericoloso, lo cacciarono ancor prima di aver avuto il tempo di capire il vantaggio che potevano trarre da quella scoperta. Alla fine, mentre stava facendo una dimostrazione a una tribù, gli indigeni furono colti dal panico: gli si buttarono addosso e lo uccisero, convinti di avere a che fare con un demone.
Passarono i secoli. La prima tribù che aveva imparato ad accendere il fuoco aveva affidato il segreto ai suoi sacerdoti, i quali vivevano nell’opulenza e detenevano tutti i poteri, mentre il popolo rimaneva al freddo.
La seconda tribù finì per dimenticare l’arte di accendere il fuoco, e ne idolatrò gli strumenti. La terza adorava un’immagine dello stesso Nur: non era stato lui a portare l’insegnamento? La quarta tribù conservò, nelle sue leggende, la storia della creazione del fuoco; alcuni vi prestavano fede, altri no. Solo i membri della quinta comunità si servivano veramente del fuoco, che permetteva loro di scaldarsi, di cuocere il loro cibo e di fabbricare ogni tipo di oggetto utile per vivere.
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