O.M.A.T.

René Guénon e la Metafisica

Con questo secondo saggio dedicato al pensiero metafisico di Guénon, Piero Di Vona apporta un contributo determinante allo studio dell’opera del pensatore francese. Già con il precedente Evola e Guénon (Napoli 1985) l’Autore aveva offerto un significativo approfondimento dei contenuti dell’opera di René Guénon, studiata sia in rapporto al pensiero di Evola, sia nel contesto della cultura europea della prima metà del secolo.

Un approfondimento la cui importanza fu posta in evidenza immediatamente da due lati fondamentali: il primo rappresentato dalla puntualità e dall’ampiezza che caratterizzavano la stesura del saggio, come si conviene ad uno studioso del livello del Di Vona; il secondo per avere sottratto Guénon a quei giudizi sommari provenienti dagli ambienti della cultura cosiddetta ‘ufficiale’. Liquidare Guénon come uno dei tanti scrittori dell’ambiente occultista francese di inizio secolo era un’operazione che mostrava la lontananza che tanti intellettuali europei intendevano stabilire fra essi e il mondo culturale nel quale il pensiero di Guénon ha preso forma. Ma tale posizione – che dopo questo secondo saggio del Di Vona si mostra ancora più chiaramente con i caratteri di un pregiudizio ideologico – celava l’incapacità di una comprensione, una difficoltà a ricondurre l’opera di René Guénon entro il panorama intellettuale dell’Occidente.

Lo studio condotto da Piero Di Vona va proprio nel senso di una riconduzione, fin dove possibile, del pensiero di Guénon entro le categorie concettuali dell’Occidente, e questo soprattutto in riferimento al discorso metafisico che l’autore francese sviluppa in diverse opere, in un arco di tempo di oltre una decina di anni. Di Vona restringe lo studio a quelle opere che si occupano direttamente di argomenti di metafisica: Introduction générale à l’étude des doctrines hindoues (1921), La métaphysique orientale (1939, la cui prima stesura risale al 1925), Le Simbolisme de la Croix (1931), Les Etats multiples de l’Etre (1932). In esse vengono messi in risalto i contatti tra il pensiero dell’autore francese e la metafisica elaborata in Europa.

Quali elementi della metafisica occidentale, e di quella moderna in particolare, Guénon introduce nella sua opera? Quanto nei suoi testi è derivato dalla sua formazione occidentale? Quali filosofi si intravedono, sovente in maniera molto chiara, negli scritti di uno dei maggiori maestri del pensiero tradizionale? Guénon non rivela mai, se non in rarissimi casi, gli autori a cui si riferisce, e tuttavia alle precedenti domande Di Vona dà una risposta chiara, in un saggio che appare subito ben distante, per il tono della scrittura e per l’esaustività dell’analisi, sia da quelle impostazioni che sconfinano spesso in una sterile ‘agiografia’, sia dalle, altrettanto sterili, critiche accademiche. Certo, dopo la pubblicazione di questo saggio noi non crediamo ingenuamente che il mondo accademico si aprirà, senza pregiudizio alcuno, all’opera del pensatore francese, ma riteniamo, certi di non poter essere smentiti, che quelle critiche a cui i lettori di Guénon sono abituati ora avranno anche il limite di mostrare chiaramente che derivano da una ‘semplice’ ignoranza. Non si tratta forse dell’ignoranza del ‘profano’, del ‘laico’?

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