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René Guénon: Il Regno della Quantità e i segni dei tempi

René Guénon: Il Regno della Quantità e i segni dei tempi

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Create Dateottobre 10, 2016
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regnoA distanza di quasi vent'anni dalla Crisi del mondo moderno, e nell'anno stesso in cui si chiudeva la seconda guerra mondiale, Rene Guénon spediva a Parigi, dal suo ritiro in Egitto, il testo del Regno della Quantità (1945). Con quest'opera egli dava una formulazione definitiva alla sua critica del mondo moderno, svelandone questa volta tutto il ricco fondo "dottrinale". Mentre i critici della cultura, anche i più radicali, che si sono susseguiti sulla scena europea a partire dalla prima rivoluzione industriale, hanno sempre mantenuto numerosi legami - volendo o non volendo - con l'oggetto che attaccavano, Guénon è l'unico ad avere rescisso dall'inizio tutti quei legami e ad aver descritto il mondo occidentale come contemplando, da una remota distanza, la terra dove " il frutto maturo cade ai piedi dell'albero ". Con la sua prosa limpida, netta, da geometra cosmico, Guénon risale qui alle categorie teoriche e storiche da cui discende la civiltà moderna: quantità e qualità, nomadismo e sedentarismo, tempo lineare e tempo ciclico, sfera e cubo, unità e semplicità, misura e manifestazione. Dopo aver commentato e illuminato i "simboli fondamentali" in tanti suoi scritti, Guénon ci mostra qui gli stessi simboli nelle loro metamorfosi storiche, via via che, nello scorrere dei cicli, muta la visione di essi. Ci appare così una linea di sviluppo del mondo moderno tracciata sui presupposti di un sapere primordiale e "principiale", che tale mondo è nato appunto per rifiutare, con le conseguenze che Guénon qui descrive con inarrivata lucidità. Non si tratta, comunque, per Guénon, di criticare il "progresso" o l'"ugualitarismo" o il "razionalismo" o qualsiasi altra delle manifestazioni peculiarmente moderne - impresa che per altro egli compie, a titolo di esemplificazione, giungendo a risultati devastanti. Ben più urgente è per lui leggere ogni volta in quelle manifestazioni altrettanti "segni dei tempi", altrettanti sintomi di un processo immenso, le cui articolazioni sono tanto più segrete in quanto quel processo stesso nel suo insieme è mosso appunto dall'"odio per il segreto". L'analisi di Guénon, come si distanziava da ogni altra nei presupposti, finisce così per essere altrettanto solitaria nelle conclusioni - e nulla ha da spartire con le tante deprecazioni "spiritualistiche" dell'empio mondo moderno. Per una cultura come quella di oggi, che ricorre brancolando a tanti argomenti usati da Guénon senza conoscerne l'origine, questo libro è l'occasione per confrontarsi finalmente con una figura e con un pensiero che, sia per chi lo segue sia per chi lo avversa, rimangono essenziali.

Indice - Sommario

  • Introduzione
  • 1. Qualità e quantità
  • 2. "Materia signata quantitate"
  • 3. Misura e manifestazione
  • 4. Quantità spaziale e spazio qualificato
  • 5. Le determinazioni qualitative del tempo
  • 6. Il principio di individuazione
  • 7. L'uniformità contro l'unità
  • 8. Mestieri antichi e industria moderna
  • 9. Il doppio senso dell'anonimato
  • 10. L'illusione delle statistiche
  • 11. Unità e semplicità
  • 12. L'odio per il segreto
  • 13. I postulati del razionalismo
  • 14. Meccanicismo e materialismo
  • 15. L'illusione della "vita ordinaria"
  • 16. La degenerazione della moneta
  • 17. Solidificazione del mondo
  • 18. Mitologia scientifica e volgarizzazione
  • 19. I limiti della storia e della geografia
  • 20. Dalla sfera al cubo
  • 21. Caino e Abele
  • 22. Significato della metallurgia
  • 23. Il tempo mutato in Spazio
  • 24. Verso la dissoluzione
  • 25. Le fenditure della Grande Muraglia
  • 26. Sciamanismo e stregoneria
  • 27. Residui psichici
  • 28. Le tappe dell'azione antitradizionale
  • 29. Deviazione e sovversione
  • 30. Il rovesciamento dei simboli
  • 31. Tradizione e tradizionalismo
  • 32. Il neospiritualismo
  • 33. L'intuizionismo contemporaneo
  • 34. I misfatti della psicanalisi
  • 35. La confusione tra psichico e spirituale
  • 36. La pseudo-iniziazione
  • 37. L'inganno delle "profezie"
  • 38. Dall'antitradizione alla contro-tradizione
  • 39. La grande parodia o la spiritualità alla rovescia
  • 40. La fine di un mondo

Prefazione / Introduzione

Da quando scrivemmo La crisi del mondo moderno [Paris, 1927] gli avvenimenti non hanno fatto che confermare in pieno e fin troppo rapidamente tutti i punti di vista che allora avevamo esposto a questo proposito, benché ne avessimo parlato astraendoci da ogni preoccupazione di "attualità" immediata, come pure da qualsiasi intenzione di "critica" vana e sterile. È ovvio, in effetti, che considerazioni di questo genere sono valide per noi solo in quanto rappresentano un'applicazione dei princìpi a circostanze particolari; e facciamo notare per inciso che, se in generale coloro i quali hanno dato il giudizio più corretto sugli errori e le insufficienze proprie della mentalità della nostra epoca si sono limitati ad un atteggiamento del tutto negativo - salvo a scostarsene per proporre rimedi pressoché insignificanti e comunque incapaci di arginare il disordine crescente in tutti i campi -, ciò è dovuto al loro disconoscimento dei princìpi veri, disconoscimento non diverso da quello di chi, al contrario, si ostina ad ammirare il preteso "progresso", nonché ad illudersi sul suo inevitabile risultato.Del resto, anche da un punto di vista del tutto disinteressato e "teorico", non basta denunciare degli errori e mettere in evidenza la loro realtà : questo può essere utile ma quel che è veramente interessante ed istruttivo è spiegarli, cioè ricercare come e perché si sono verificati, in quanto tutto ciò che esiste in un modo o nell'altro, ivi compreso l'errore, ha necessariamente una sua ragion d'essere, per cui anche il disordine deve alla fine trovare il suo posto tra gli elementi dell'ordine universale. Pertanto, anche se il mondo moderno in se stesso rappresenta una anomalia, o meglio una specie di mostruosità, è altrettanto vero che, situato nell'insieme del ciclo storico di cui fa parte, esso corrisponde esattamente alle condizioni di una certa fase di questo ciclo, quella cioè che la tradizione indù definisce come il periodo estremo del Kali Yuga: sono queste condizioni, derivanti dall'andamento stesso della manifestazione ciclica, ad averne determinato i caratteri specifici e, a questo proposito, si può ben dire che l'epoca attuale non poteva essere diversa da quella che effettivamente è. Soltanto, è chiaro che per vedere il disordine come un elemento dell'ordine, o per ricondurre l'errore ad un aspetto parziale e deformato di qualche verità, bisogna elevarsi al di sopra del livello delle contingenze al cui dominio appartengono il disordine e l'errore come tali; e parimenti, per cogliere il vero significato del mondo moderno in conformità alle leggi che regolano lo sviluppo della presente umanità terrestre, bisogna essersi completamente liberati dalla mentalità che specificatamente lo caratterizza, e non esserne infirmati ad alcun livello...

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