Site translator

Messaggi in arrivo

Non sei identificato sul sito.



Login With Facebook
Fase lunare
Cerca nel Forum
Parola chiave
Messaggi privati

Non sei identificato sul sito.

Religioni

Valutazione attuale:  / 0

 

Vita e opere di Shankara

(scheda didattica)

di Paolo Scroccaro

 

 

Shankara è riconosciuto come uno dei massimi esponenti della metafisica di tutti i tempi. Ciò nonostante, non è nemmeno citato nei nostri manuali di filosofia, liceali ed universitari (vi è un'unica eccezione: E. Balducci, Storia del pensiero umano). La gravissima omissione, oltre che deplorevole, è del tutto ingiustificabile, e si aggiunge alle altre che da tempo andiamo denunciando, nel tentativo di allargare gli angusti confini entro i quali si attarda la cultura "ufficiale", troppo unilaterale ed eurocentrica.


Shankara (788-820 circa)

 

("Benefattore" o "Creatore di pace", attributo di Shiva)

 

Certi dettagli riguardanti la vita non sono certi, poiché egli nelle sue opere non fornisce riferimenti biografici espliciti. Il mettere tra parentesi ciò che è di ordine individuale, è in linea con lo stile della Sophia Perennis, oSanâtana Dharma, di cui Shankara è uno dei maggiori rappresentanti. È noto, infatti, che tale tradizione prevede l'oltrepassamento o l'estinzione dell'ego a qualsiasi livello, in vista del carattere "impersonale" della realizzazione spirituale. Per quanto riguarda la biografia, ci limiteremo perciò a segnalare solo i dati più essenziali, confermati da varie fonti (talvolta si possono trovare versioni diverse, specie per quanto riguarda le sequenze spazio-temporali, che però non alterano minimamente il contesto globale ed anzi esaltano l'opera del grande Advaitin).

 

Nasce nel villaggio di Kâlati, vicino all'odierna città di Alwaye, nel Kêrala (India meridionale), da una famiglia brahmanica. Ancora bambino, impara il Sanscrito, i Veda, i Purâna, i Darshana ortodossi... muovendo i primi passi verso la sâdhanâ (sentiero realizzativo, disciplina spirituale). A soli 8 anni, lascia il villaggio natio e decide di praticare la povertà volontaria, alla ricerca di maestri spirituali. Peregrinando, incontra il grande asceta Govinda (già discepolo di Gaudapâda), che lo accetta nella sua comunità, facendogli da guru (istruttore), e verificate le eccellenti qualità del giovanissimo allievo, lo esorta a commentare le Upanishad, laBaghavad Gita ed i Brahmasûtra (che nell'insieme costituiscono la triplice base del Vedânta). A questo periodo sembra appartenere anche ilVivekacûdâmani (Il Gran Gioiello della Discriminazione).

 

Valutazione attuale:  / 0

 

In quest’opera, formidabile per erudizione e ricchezza artistica, l’Autore esplora tutte le fonti disponibili del mondo cristiano e di quello precristiano, per fornirci una vera e propria enciclopedia dei simboli animali esaminati in rapporto al Mistero dell’Incarnazione. Risultato di un lavoro di decine di anni, corredato da più di millecento incisioni personalmente realizzate dall’Autore, e per la prima volta in lingua italiana, «Le Bestiaire du Christ» offre finalmente a studiosi, letterati e appassionati di simbologia e arte un prezioso e insostituibile strumento di ricerca e di approfondimento dell’iconografia cristiana.

 

Valutazione attuale:  / 0

 

 

Nel Brahman il fascino dell'Oriente 

 

La prima edizione integrale del Bramasûtra 

 

di AA.VV.

 

Da tempo chi vive nel benessere ma anche nel vuoto del materialismo consumistico, tipici delle società occidentali, fa esperienza del fascino che esercita il pensiero orientale. Ma quale reale appeal può avere, nel mondo disincantato della tecnica, l'idea che tutto ciò che i sensi attestano sia soltanto un'illusoria parvenza, un velo di Maya? O che le anime individuali siano destinate a trasmigrare in altri corpi fino alla definitiva espiazione delle loro colpe? E chi è davvero disposto a credere in immagini mitologiche come il samsara e il nirvana, che Schopenhauer, per rendercele più familiari, paragonava alla città terrena e a quella celeste di sant'Agostino? Per la mentalità occidentale che non separa la filosofia dal suo vocabolario greco è arduo entrare nel complesso delle dottrine metafisiche della tradizione indù. Soltanto dopo il celebre saggio di Schlegel Sulla lingua e la sapienza degli indiani e la valorizzazione dell'insegnamento vedico-upanisadico a opera di Schopenhauer, dunque da meno di due secoli, tale tradizione di pensiero ha cominciato a interessare anche i filosofi occidentali. La tendenza dominante è rimasta comunque quella che assegna le dottrine orientali alla storia delle religioni piuttosto che a quella del pensiero. A confermarlo, basta sfogliare i manuali di storia della filosofia oggi in uso: quanti contemplano anche il pensiero orientale? Eppure, la tradizione di studi nel frattempo affermatasi - rappresentata da nomi come Giuseppe Tucci, Raniero Gnoli, Mario Piantelli - impone oggi una diversa visione delle cose, e non solo a livello specialistico, ma anche sul piano della cultura generale. Tra le importanti iniziative volte a promuovere questa nuova visione spiccano - oltre alla Biblioteca orientale di Adelphi - le pubblicazioni delle Edizioni Âsram Vidyâ di Roma, che hanno fatto conoscere in Italia i due maggiori pensatori della tradizione indù: Gaudapâda e Sankara. Esse offrono ora un'impeccabile edizione, con introduzione, traduzione, note e il testo sanscrito traslitterato, di uno dei grandi monumenti di tale tradizione: il Brahmasûtra con il commento di Sankara (a cura del Gruppo Kevala, 2 voll., pagg. 2408, euro 125).

 


Si tratta di una raccolta di 555 aforismi (sûtra) che trattano del Brahman, il Principio assoluto da cui ha origine il mondo. La loro compilazione scritta, articolata in quattro capitoli o libri, è attribuita a Bâdârâyana, maestro della cui vita quasi nulla si conosce, ed è fatta risalire al III secolo a. C. oppure ai primi secoli d. C., ma già in precedenza gli aforismi erano tramandati in forma orale.

La raccolta è il compendio e la codificazione dottrinale dell'insegnamento Vedânta, termine che significa la "fine dei Veda" nel duplice senso di parte conclusiva di tali testi e scopo finale della conoscenza tradizionale. L'opera è chiamata per questa ragione anche Vedântasûtra. I Veda costituiscono il fondamento unitario di cui le altre concezioni metafisiche dell'India non sono che sviluppi o "punti di vista" (darsana). Il Vedânta è uno dei sei darsana della spiritualità indù e si basa su una "triplice testimonianza", ossia su tre fonti: le Upanisad vere e proprie, che contengono la rivelazione non-umana e fanno parte della tradizione udita (sruti); la Bhagavadgîtâ, ovvero il Canto del beato, che con lintero Mahbhrata (di cui fa parte il Codice di Manu) appartiene alla tradizione rammentata (smrti); infine il Bramasûtra che precisa la retta interpretazione da dare alla tradizione udita e rammentata, costituendone l'espressione culminante, "fondata sulla ragione" (nyâya), in quanto gli insegnamenti Vedânta vi sono raccolti ed esposti secondo un ordine e un' argomentazione logico-razionali.

Il tema fondamentale è la ricerca dell'Assoluto, del Principio incondizionato che sta oltre ogni determinazione e ogni qualità, ma da cui tutto discende. E tale ricerca è intesa sia nel senso teoretico di conoscere l'Assoluto, sia in quello pratico di trasformare tale conoscenza in un'esperienza di vita che porti alla liberazione (moksa).

Nei quattro capitoli o libri dell'opera si mostrano rispettivamente:

1) la "Concordanza", ossia che tutti i testi vedici si riferiscono al Brahman (Concordanza);

2) l'"Assenza di contraddizione", ossia che non c'è conflitto tra il Vedânta e gli altri testi sacri;

3) la "Disciplina spirituale", cioè i mezzi per raggiungere il Brahman e risolversi in esso;

4) il "Frutto", ossia il risultato cui conduce la conquista di esso, ovvero la liberazione.

Una serie di problemi, resi più ardui dallo stile conciso e criptico degli aforismi, legittima la successiva opera dei commentatori, che diedero origine a diverse scuole esegetiche. In primo luogo: nelle Upanisad è detto che Brahman è il tutto, ivi incluse la materia e le anime individuali, ma si dice anche che, in quanto Assoluto, esso è radicalmente altro da ogni cosa; nasce allora il problema di conciliare le due posizioni metafisiche estreme che ne derivano, la dottrina della non-dualità (advaita) e il dualismo (dvaita). Un'intera serie di interrogativi sorge in secondo luogo quando si vuole precisare quale rapporto sussista tra Brahman, l'anima individuale e la materia. Un terzo gruppo di problemi riguarda la causalità creatrice di Brahman. Resta infine da spiegare come il dolore umano derivi dall'ignoranza (avidyâ) e come essa possa essere superata soltanto mediante la retta conoscenza del Brahman. Il commento più antico e autorevole pervenutoci è quello di Sankara, uno dei grandi maestri dell'induismo, sostenitore della tradizione vedanta monistica, non duale (Vedânta Advaita). Nella presente edizione esso accompagna - con un prezioso apparato di note dei curatori appositamente studiato per il lettore occidentale - il testo del Bramasûtra e lo illumina dall'interno stimolando l'esigenza della sua reale conoscenza.

 

Valutazione attuale:  / 0

 

Red Edizioni - Como 1996
Collana “Uomini e Dèi” di antropologia e religione diretta da Francesco Paolo Campione
Introduzione di Grazia Marchiano 
Traduzione e Redazione di Verena Hefti
512 p.
Rizzoli Editore 2003

 

Il piacere come esperienza divina

Alain Daniélou, Miti e dei dell'India. I mille volti del pantheon induista (prefazione di Grazia Marchianò), Biblioteca Universale Rizzoli, 500 pagine, euro10,00.

Induismo, parola d'origine persiana, designa la religione dell'India nelle fasi vedica, brahamanica e induista e talora si riferisce solo a quest'ultima. L'Induismo è una delle più antiche religioni del mondo che data dalla metà del secondo millennio avanti Cristo. È, allo stesso tempo, un modo di vivere e un ordine sociale. L'Induismo, privo di dogmi, ha il suo fulcro nell'indagine e nell'esperienza del mistero divino nell'aspirazione a sfuggire al samsara, al ciclo di rinascite.

Daniélou sviluppa in questo importante lavoro - presentato da Grazia Marchianò e con traduzione di Verena Hefti - i mille volti dell'Induismo attraverso sei sezioni impossibili da sintetizzare: La filosofia, Le divinità dei Veda, La Trinità, Shakti l'energia divina, Gli dei secondari, la rappresentazione e il culto degli dei.

Syndicate Feeds
www.martinismo.eu

Template Joomla Realizzato per www.joomla.it

Grafica e conversione in template Joomla braincode - Sviluppo componenti Joomla - Siti web Joomla